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11 luglio 1978: Roma saluta Giorgio De Chirico, il pittore che trasformò le sue piazze in enigmi metafisici

11 luglio 1978: Roma saluta Giorgio De Chirico, il pittore che trasformò le sue piazze in enigmi metafisici

Quando morì l’11 luglio 1978, a 90 anni, Roma non perse soltanto uno dei più grandi pittori del Novecento: salutò l’uomo che aveva trasformato le sue piazze, i suoi portici e le sue statue in luoghi sospesi tra sogno e realtà.

11 luglio 1978: Roma saluta Giorgio De Chirico, il pittore che trasformò le sue piazze in enigmi metafisici

Nato a Volos, in Grecia, da genitori italiani, De Chirico arrivò nella Capitale negli anni Quaranta e ne fece la sua casa definitiva. Abitò in Piazza di Spagna, al civico 31, in un appartamento che oggi è diventato la Casa Museo Giorgio De Chirico. Da quelle finestre osservava una città che per molti era il cuore della cristianità e della storia, mentre per lui era soprattutto un immenso teatro metafisico.

Le piazze romane, svuotate dal frastuono quotidiano, diventavano nei suoi quadri scenografie silenziose. Le statue sembravano vive, le ombre si allungavano oltre ogni logica, i monumenti assumevano un’aura misteriosa. Non era la Roma da cartolina che cercava di rappresentare, ma quella nascosta dietro le apparenze, dove il tempo sembra fermarsi e ogni dettaglio può trasformarsi in un enigma.

Il padre della pittura metafisica influenzò generazioni di artisti, da Salvador Dalí ai surrealisti francesi, dimostrando che il vero viaggio non è quello nei luoghi, ma nello sguardo di chi li osserva. E Roma, con le sue stratificazioni millenarie, offriva il palcoscenico ideale per questa ricerca.

Negli ultimi anni continuò a dipingere e a lavorare nel suo studio affacciato sulla scalinata di Trinità dei Monti. Fino alla fine rimase convinto che l’arte dovesse sorprendere prima ancora di spiegare. Morì l’11 luglio 1978 e venne sepolto nel cimitero del Verano, dove riposano molte delle figure che hanno scritto la storia culturale della Capitale.