Per decenni Roma non è stata soltanto la capitale del cinema italiano. È stata anche la capitale mondiale del doppiaggio. Dietro le immagini dei grandi film americani, francesi e inglesi si nascondeva spesso un microfono acceso in uno studio della Capitale. E tra quelle voci che hanno fatto la storia c’è anche quella di Simona Izzo, nata a Roma il 12 luglio 1953.
Figlia d’arte, cresciuta in una famiglia profondamente legata al mondo dello spettacolo, Simona Izzo ha respirato fin da bambina l’atmosfera degli studi di registrazione romani, quando Cinecittà viveva ancora la stagione della “Hollywood sul Tevere” e il doppiaggio italiano rappresentava un modello di qualità imitato in tutto il mondo.
Tra gli anni Sessanta e Ottanta, migliaia di pellicole passavano per Roma prima di arrivare nelle sale italiane. Nei leggendari studi della C.D.C., della Fono Roma e delle altre grandi società di doppiaggio lavoravano attori capaci di prestare emozioni, carattere e sfumature ai divi internazionali. Era un’arte silenziosa, quasi invisibile, ma fondamentale. Simona Izzo è stata una delle interpreti più apprezzate di quella straordinaria scuola romana, contribuendo con la sua voce a rendere familiari al pubblico italiano alcune delle protagoniste del cinema mondiale. Poi arrivarono il cinema davanti alla macchina da presa, la sceneggiatura, la regia e la televisione.
Ma anche quando il suo volto divenne popolare, il timbro deciso e l’inconfondibile inflessione romana rimasero il suo tratto distintivo. Una personalità schietta, spesso controcorrente, che non ha mai cercato di smussare gli angoli per risultare più accomodante.
La carriera della Izzo racconta anche un pezzo della storia culturale di Roma. Quella città che, tra Cinecittà e i suoi studi di registrazione, riusciva a far parlare italiano Humphrey Bogart, Meryl Streep, Al Pacino e centinaia di altri protagonisti del grande schermo. Un patrimonio artistico fatto di professionisti che il pubblico ascoltava senza conoscerne il volto.

