Prima dei giallorossi, prima di Campo Testaccio e delle grandi rivalità cittadine, c’era una società di pionieri dello sport. Il Club Sportivo Audace avrebbe lasciato il proprio segno nella storia del calcio capitolino.
Il 15 ottobre 1901 Roma non aveva ancora uno stadio Olimpico, il calcio era una curiosità importata dall’estero e correre dietro a un pallone poteva sembrare un passatempo per eccentrici. Ma qualcuno aveva già capito che quello strano gioco inglese avrebbe avuto un futuro. Quel giorno nasceva il Club Sportivo Audace, una delle società destinate a entrare nell’albero genealogico dell’AS Roma.
A dare vita al sodalizio furono l’Audace Club Podistico, fondato l’anno precedente, e un gruppo di sportivi provenienti dalla Società Ginnastica Forza e Coraggio. Tra i protagonisti figuravano Aurelio Cappabianca e Bruto Seghettini, pionieri di un mondo nel quale lo sport non era ancora industria, spettacolo televisivo o argomento da bar.
Bianco e rosso, la lupa e il pallone
I colori erano il bianco e il rosso, il simbolo richiamava la lupa capitolina. La prima sede si trovava a Corso Umberto I, mentre l’attività sportiva si sviluppò anche al Velodromo Roma, nella zona del Salario.
L’Audace non viveva soltanto di pallone. C’erano ciclismo, nuoto, atletica e altre discipline. Il calcio, però, cominciava a conquistare spazio e appassionati. Niente procuratori, contratti milionari o VAR: si giocava per passione, spesso su terreni che oggi faticheremmo a considerare campi regolamentari.
Dall’Audace alla nascita dei giallorossi
Nel 1912 arrivò l’unione con l’Esperia. Nel 1926 la fusione con l’Alba diede vita all’Alba-Audace, uno dei tre sodalizi che nel 1927, insieme a Fortitudo-Pro Roma e Roman, avrebbero costituito l’Associazione Sportiva Roma. Una genealogia complessa, fatta di accordi, rivalità e ambizioni, quando la Capitale cercava finalmente una squadra capace di competere con le grandi società del Nord.
L’Audace non è dunque la Roma, nata ufficialmente nel 1927, ma rappresenta una delle sue radici sportive. E la sua storia non è scomparsa: il sodalizio ha continuato a vivere attraverso altre discipline, custodendo un patrimonio che precede di parecchi decenni il calcio moderno. Perché prima che Roma diventasse giallorossa, qualcuno aveva già avuto l’audacia di immaginarla sportiva.
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