Il 18 giugno 1869 si spegne a Roma uno dei personaggi più controversi e allo stesso tempo più celebri della storia popolare della Capitale. È Giovanni Battista Bugatti, per tutti è semplicemente Mastro Titta, il boia dello Stato Pontificio, l’uomo il cui nome per decenni bastò a incutere timore nei vicoli e nelle piazze della città.
Nato a Senigallia il 6 marzo 1779, Bugatti esercitava ufficialmente il mestiere di verniciatore di ombrelli. In realtà il suo incarico più noto era quello di “maestro di giustizia”, espressione dalla quale derivò il soprannome di Mastro Titta. Un ruolo che lo avrebbe reso una figura leggendaria nella Roma papalina.
La sua carriera iniziò il 22 marzo 1796 e si protrasse per quasi settant’anni. Fino al pensionamento, avvenuto nel 1864, fu chiamato a eseguire centinaia di sentenze capitali emesse dai tribunali pontifici. Nel registro che compilò con precisione quasi ossessiva vennero annotate 516 esecuzioni, un documento che ancora oggi rappresenta una fonte preziosa per gli studiosi della Roma dell’Ottocento.
La fama di Mastro Titta ha attraversato i secoli fino a entrare nel teatro, nel cinema e nell’immaginario collettivo romano. Il personaggio trovò una nuova consacrazione nel celebre musical Rugantino di Garinei e Giovannini, dove il boia papalino diventò una figura sorprendentemente umana e quasi paterna. A interpretarlo fu uno straordinario Aldo Fabrizi, che ne fece uno dei ruoli più amati della sua carriera teatrale. Nella versione del 1962, accanto a Nino Manfredi, Fabrizi trasformò il temuto carnefice della Roma pontificia in un personaggio malinconico e profondamente romano, contribuendo a fissarlo per sempre nella memoria popolare della città. Il successo fu tale che l’attore tornò a vestire quei panni anche nella storica ripresa del 1978.

