Un’idea di Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto, diventa una missione nazionale: proteggere monumenti, paesaggi e tesori dimenticati. Da Roma al resto d’Italia, mezzo secolo di battaglie contro incuria, abbandono e cemento.
L’Italia possiede uno dei patrimoni artistici più straordinari del pianeta. Peccato che, qualche volta, sembri anche particolarmente dotata nell’arte di trascurarlo. Edifici storici abbandonati, paesaggi divorati dal cemento, capolavori dimenticati dietro portoni chiusi. Un paradosso tutto italiano contro il quale, nel 1975, qualcuno decise finalmente di reagire. Nasceva così il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, destinato a diventare uno dei protagonisti della tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale.
Una precisazione storica: la fondazione ufficiale avvenne il 28 aprile 1975 a Milano, non il 18 ottobre, data alla quale dedichiamo questa pagina dell’Almanacco.
Quattro amici e un’idea rivoluzionaria: la bellezza va difesa
L’intuizione apparteneva a Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto Croce. Il modello era il britannico National Trust, organizzazione capace di proteggere luoghi storici e naturali attraverso l’impegno della società civile. A trasformare il progetto in realtà furono Giulia Maria Mozzoni Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli. Quattro personalità diverse, unite dalla convinzione che il patrimonio nazionale non potesse essere lasciato esclusivamente nelle mani della burocrazia.
Non bastava denunciare il degrado. Bisognava acquistare, restaurare, recuperare e soprattutto restituire i luoghi ai cittadini.
Da Roma ai tesori dimenticati: il patrimonio diventa di tutti
I primi interventi arrivarono negli anni Settanta, con Cala Junco a Panarea, il Monastero di Torba e il Castello di Avio. Da allora il FAI ha contribuito a salvare e rendere accessibili decine di beni, trasformando luoghi dimenticati in occasioni di conoscenza e partecipazione. Anche a Roma e nel Lazio, le Giornate FAI hanno permesso al pubblico di scoprire palazzi, complessi monumentali e spazi normalmente inaccessibili. Un modo per ricordare che la Capitale non è soltanto Colosseo, Fontana di Trevi e cartoline per turisti.
A oltre cinquant’anni dalla fondazione, la lezione resta attualissima: la bellezza non è un’eredità da consumare, ma un patrimonio da consegnare intatto a chi verrà dopo di noi.
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