Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » 20 luglio 1976 – Nasce Francesco Totti, “core” (ed ex sovrano) del calcio romanista

20 luglio 1976 – Nasce Francesco Totti, “core” (ed ex sovrano) del calcio romanista

20 luglio 1976 – Nasce Francesco Totti, “core” (ed ex sovrano) del calcio romanista

Francesco Totti è uno di quei simboli che, anche se non sono stati scolpiti nel marmo, fa parte della memoria collettiva di una città che raramente concede il privilegio di essere considerati “uno di famiglia”.

Il 20 luglio 1976, nel cuore della Capitale, nasce a Porta Metronia un bambino destinato a scrivere una delle pagine più belle della storia sportiva romana. Cresce tra i palazzi del quartiere, gioca a pallone negli oratori e nei campetti, con il Colosseo poco distante e quella romanità autentica che, negli anni, non lo avrebbe mai abbandonato.

La sua storia è quasi una favola moderna. Dopo gli inizi alla Fortitudo e alla Lodigiani, arriva nelle giovanili della Roma, la squadra che tifava fin da bambino. Il 28 marzo 1993, a soli sedici anni, Vujadin Boškov lo fa esordire in Serie A. Da quel momento, il numero 10 diventa molto più di una maglia: è un’eredità che Totti trasforma in leggenda.

Con la Roma giocherà per venticinque stagioni, collezionando 786 presenze e 307 gol, numeri che lo consacrano come il più grande marcatore della storia giallorossa. Ma le statistiche raccontano solo una parte della storia. Perché Francesco Totti è stato soprattutto il volto di una scelta sempre più rara nel calcio moderno: restare. Dire no alle offerte dei grandi club europei per continuare a indossare un’unica maglia, quella della sua città.

Il 17 giugno 2001, quando la Roma conquista il suo terzo scudetto, la festa invade il Circo Massimo e diventa una delle immagini più iconiche della storia recente della Capitale. Quel giorno milioni di romani capiscono che il loro capitano non è soltanto un fuoriclasse, ma un pezzo della loro identità. Ancora oggi il suo nome è ovunque: nei murales di Testaccio, nelle fotografie appese nei bar, nei racconti dei nonni ai nipoti e nelle discussioni infinite tra tifosi. Perché Roma cambia sindaci, mode e perfino skyline, ma continua ad avere un capitano. E, per molti, quel capitano porterà per sempre il numero 10.