Il 20 ottobre 1902 veniva inaugurato il tunnel sotto il Quirinale, tra bandiere, autorità e tram elettrici. Un’opera rivoluzionaria per collegare due zone della città. Ma già allora il traffico era un problema tutto romano.
A Roma il traffico non è un inconveniente. È una tradizione secolare, praticamente un monumento immateriale. E già nel 1902 qualcuno pensava di aver trovato la soluzione definitiva: scavare una montagna, o meglio, bucare il Quirinale.
Il 20 ottobre 1902 veniva inaugurato il Traforo Umberto I, quasi 350 metri di galleria destinati a collegare via Nazionale con la zona di via del Tritone. Un’opera che prometteva di rivoluzionare la mobilità cittadina, evitando ai romani lunghi percorsi intorno al colle. Naturalmente, nessuno poteva immaginare che, oltre un secolo dopo, la Capitale avrebbe continuato a litigare con gli stessi problemi. Solo con molte più automobili.
Tre tram, un sindaco e una città in festa
L’inaugurazione fu organizzata in grande stile. Alle quattro del pomeriggio, tra bandiere tricolori e cittadini incuriositi, tre tram attraversarono la nuova galleria trasportando il sindaco Prospero Colonna, il prefetto, il questore e una nutrita rappresentanza di autorità.
All’uscita, immancabile buffet e discorsi ufficiali. Perché a Roma si può inaugurare qualsiasi cosa, purché ci siano un nastro da tagliare e qualcosa da mangiare. Il giorno successivo entrarono in servizio otto vetture tranviarie, prese d’assalto dai cittadini entusiasti della novità.
Una galleria sotto il Re e una promessa di modernità
Il traforo attraversava il sottosuolo del Quirinale, proprio sotto i giardini reali, che durante i lavori avevano subito un abbassamento del terreno di circa settanta centimetri. Un piccolo sacrificio della monarchia sull’altare del progresso. La galleria, originariamente rivestita di maioliche bianche, rappresentava una conquista ingegneristica. Permetteva ai tram di superare rapidamente un ostacolo naturale che complicava i collegamenti tra le diverse zone del centro. La Roma umbertina sognava così di diventare una capitale europea moderna, efficiente e veloce.
Oggi il Traforo Umberto I è ancora lì, testimone di una città che cambia continuamente senza riuscire a liberarsi dalla propria eterna maledizione automobilistica. E forse la vera notizia non è che nel 1902 i romani festeggiassero un tunnel per andare più veloci. È che nel 2026 continuino a sperare nella stessa cosa.
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