Dalla tomba di Augusto alla piazza del Presidente della Repubblica: il monumento voluto da Pio VI, inaugurato il 21 ottobre 1786, racconta una storia di traslochi, cavalli di marmo e ironia romana.
A Roma persino le pietre cambiano indirizzo. Il 21 ottobre 1786, nella piazza del Quirinale, veniva inaugurato un obelisco di granito rosso destinato a diventare uno dei simboli più riconoscibili della Capitale. Esattamente 240 anni fa. Un nuovo arrivo, almeno per i romani dell’epoca, perché il monumento aveva già alle spalle oltre sedici secoli di storia.
Dalla tomba di Augusto al colle dei Papi
Alto 14,63 metri, l’obelisco fu realizzato in Egitto e trasportato a Roma probabilmente sotto l’imperatore Domiziano. Una particolarità? Non presenta geroglifici, a differenza di molti suoi illustri colleghi sparsi per la città. Insieme a un gemello, oggi collocato all’Esquilino, ornava l’ingresso del Mausoleo di Augusto. Poi secoli di abbandono, interramenti e riscoperte, fino alla decisione di papa Pio VI Braschi: recuperarlo e trasferirlo sul colle della residenza pontificia.
L’impresa venne affidata all’architetto Giovanni Antinori. Una sorta di gigantesco trasloco senza camion, tra blocchi di granito, funi e complicate operazioni di sollevamento. E, come spesso accade a Roma quando qualcuno mette mano ai monumenti, non mancarono critiche e battute.
Castore, Polluce e i cavalli che battezzarono il colle
Per accogliere il nuovo arrivato furono spostati e ruotati i due colossali gruppi marmorei dei Dioscuri, Castore e Polluce, raffigurati mentre trattengono cavalli scalpitanti. Le statue erano talmente imponenti che i romani avevano ribattezzato il luogo Monte Cavallo, nome sopravvissuto per secoli.
La sistemazione voluta da Pio VI trasformò la piazza in uno spettacolare teatro di pietra. Ma attenzione: la fontana che ammiriamo oggi non faceva ancora parte della scena. La grande conca di granito proveniente dal Foro Romano sarebbe arrivata soltanto nel 1818, sotto Pio VII. Un monumento, insomma, realizzato a puntate.
Dal Papa al Presidente: il potere cambia, l’obelisco resta
Da allora sono cambiati papi, re, governi e presidenti. L’obelisco è rimasto al suo posto, davanti al palazzo passato da residenza pontificia a reggia sabauda e infine a sede della Presidenza della Repubblica. Con la croce sulla sommità e i Dioscuri ai lati, racconta meglio di un manuale come Roma sappia riutilizzare il passato per rappresentare ogni nuovo potere. D’altronde a Roma qui persino un obelisco riesce a reinventarsi. Senza perdere un grammo di granito.
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