Prima ancora di diventare uno dei volti più familiari della commedia italiana, Memmo Carotenuto lavorava dietro le quinte. Era entrato nel mondo del cinema come truccatore, senza immaginare che un giorno sarebbe stato proprio il suo volto, segnato e immediatamente riconoscibile, a conquistare il pubblico.
Nato a Roma il 24 luglio 1908, fratello maggiore dell’attore Mario Carotenuto, aveva la voce arrochita, i modi popolari e quella naturale capacità tutta romana di scherzare anche quando non c’era molto da ridere. Non possedeva l’eleganza studiata del protagonista, ma qualcosa di forse più raro: sembrava vero.
La svolta arrivò con Umberto D. di Vittorio De Sica, dove interpretò il compagno d’ospedale del pensionato protagonista. Bastarono poche scene per dimostrare che dietro la maschera del popolano pittoresco si nascondeva un attore capace di tenerezza e profondità.
Il romano che non aveva bisogno di recitare
Carotenuto attraversò il cinema degli anni Cinquanta e Sessanta lavorando con Totò, Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Gina Lollobrigida e alcuni dei maggiori registi italiani. Fu tra gli interpreti di La banda degli onesti, Il bigamo, Poveri ma belli e I soliti ignoti.
Gli affidavano spesso uomini semplici: portieri, tranvieri, camerieri, padri di famiglia, amici generosi e piccoli imbroglioni. Personaggi apparentemente laterali, che lui riusciva però a rendere memorabili. Entrava in scena e sembrava portarsi dietro un intero cortile romano, con i panni stesi, le discussioni dalle finestre e la battuta pronta per nascondere le preoccupazioni.
Memmo Carotenuto apparteneva a quella categoria di attori che non avevano bisogno di alzare la voce per farsi notare. Non interpretava Roma: la incarnava. Era la Capitale popolare, affettuosa e disillusa, capace di perdere quasi sempre senza rinunciare all’ironia.

