Il mondo può anche dividersi su guerre, confini, ideologie e sistemi economici. Ma davanti a un piatto di spaghetti, almeno per qualche minuto, trova una ragione per andare d’accordo. O quasi. Perché basta nominare la panna nella carbonara per provocare a Roma una crisi diplomatica. Il 25 ottobre 1995, nella Capitale, si svolge il primo Congresso mondiale della pasta. Produttori e rappresentanti del settore provenienti da diversi Paesi si riuniscono per discutere del futuro dell’alimento italiano più famoso del pianeta. Tra le idee emerse, quella di dedicargli una celebrazione internazionale.
Il progetto diventa realtà nel 1998, con la prima edizione del World Pasta Day, organizzata a Napoli. Insomma, l’idea nasce a Roma e viene battezzata all’ombra del Vesuvio. Un compromesso gastronomico che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto mettere tutti d’accordo.
Dove la pasta è una questione di fede
Per comprendere il rapporto tra Roma e la pasta basta pronunciare quattro parole: carbonara, amatriciana, gricia e cacio e pepe. Non semplici ricette, ma autentici capisaldi dell’identità gastronomica capitolina. La carbonara, soprattutto, rappresenta un fenomeno sociologico prima ancora che culinario. Una religione laica con i suoi comandamenti: guanciale, pecorino, uova, pepe e pasta. Vietata la panna, guardata con sospetto la pancetta, severamente giudicato chiunque tenti interpretazioni creative.
Sui social network, una carbonara preparata male può scatenare polemiche più accese di un dibattito parlamentare. E probabilmente con un numero maggiore di esperti.
Dalla trattoria romana alla conquista del pianeta
Eppure la forza della pasta sta proprio nella sua straordinaria capacità di adattamento. Nasce da ingredienti semplici, attraversa classi sociali e frontiere, cambia condimento, formato e tradizione senza perdere la propria identità. Nelle trattorie di Trastevere e Testaccio è memoria popolare. Nei ristoranti stellati diventa esercizio di alta cucina. Nelle case romane resta soprattutto una certezza: quando non si sa cosa cucinare, due spaghetti risolvono il problema.
La Giornata mondiale della pasta celebra proprio questa universalità. Un alimento capace di parlare tutte le lingue, anche quando viene maltrattato da qualche improbabile ricetta internazionale. Con una postilla tutta capitolina: la pasta unirà pure il mondo, ma sulla carbonara Roma non intende minimamente trattare.
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