Al Teatro Augusteo si apre il congresso dei Fasci di combattimento. La Capitale risponde con scioperi e proteste, mentre Mussolini prepara la trasformazione del movimento in partito. Un anno dopo arriverà la Marcia su Roma.
La Capitale si risveglia in un clima di tensione. Migliaia di camicie nere sono arrivate da tutta Italia per partecipare al terzo congresso nazionale dei Fasci di combattimento, convocato al Teatro Augusteo. Dentro si discute di organizzazione e strategie politiche. Fuori, nelle strade, si combatte già un’altra battaglia, molto meno parlamentare.
È un passaggio decisivo nella storia italiana. Benito Mussolini vuole trasformare il movimento fondato nel 1919 in una struttura politica organizzata, capace di conquistare il potere. Ma Roma, contrariamente a quanto potrebbe suggerire la storia successiva, non è affatto disposta ad accogliere i fascisti a braccia aperte.
Una Capitale ostile alle camicie nere
Sono trascorsi appena tre giorni dalla solenne tumulazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria. Roma ha ancora negli occhi quella cerimonia di unità nazionale quando viene attraversata dalle squadre fasciste giunte soprattutto dal Centro e dal Nord.
I socialisti proclamano uno sciopero generale. Nei quartieri popolari, a cominciare da San Lorenzo, l’opposizione è particolarmente forte. Le strade diventano teatro di aggressioni e scontri, con un bilancio di morti e numerosi feriti. Il fascismo tenta di imporsi anche attraverso una dimostrazione di forza, ma incontra una città profondamente divisa, nella quale la resistenza popolare è tutt’altro che marginale.
All’Augusteo nasce il partito di Mussolini
Il congresso si svolge in un luogo carico di storia: l’Augusteo, grande sala da concerti ricavata dall’antico Mausoleo di Augusto, prima dei successivi interventi urbanistici. È qui che prende forma il Partito Nazionale Fascista, la cui costituzione viene formalizzata nei giorni successivi all’apertura del congresso, generalmente datata 9 novembre.
Mussolini supera le tensioni interne tra le diverse anime del movimento, segnate anche dalle polemiche sul fallimentare patto di pacificazione con i socialisti. Il fascismo abbandona definitivamente la dimensione di semplice aggregazione movimentista per dotarsi di una macchina politica nazionale. Alla segreteria arriva Michele Bianchi. La strada verso il governo, tuttavia, passerà ancora attraverso la violenza squadrista e la progressiva crisi delle istituzioni liberali.
Un anno dopo, la Marcia su Roma
La storia avrebbe accelerato brutalmente. Il 28 ottobre 1922, meno di dodici mesi dopo quel congresso, la Marcia su Roma avrebbe aperto la strada all’incarico di governo conferito a Mussolini da Vittorio Emanuele III.
Ma il 7 novembre 1921 racconta anche qualcosa che spesso si dimentica: Roma non fu semplicemente lo scenario passivo dell’ascesa fascista. Fu una città attraversata da opposizioni, conflitti e resistenze.
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