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A Roma i lavori di Laika sotto attacco: quando la libertà d’espressione finisce in censura violenta

Una mostra che denuncia i pericoli per la democrazia viene – quale paradosso! -colpita con metodi intimidatori.

A Roma i lavori di Laika sotto attacco: quando la libertà d’espressione finisce in censura violenta

Incappucciati assaltano la galleria Rosso20sette, minacciano il titolare e imbrattano le opere. Danni per oltre 40mila euro, indaga la Digos

Dove finiscono gli argomenti, evidentemente cominciano le bombolette spray. A Roma la mostra di Laika, dedicata alle contraddizioni della democrazia americana, è finita nel mirino di un gruppo di uomini vestiti di nero e incappucciati. Nessuna performance artistica alternativa, ma un’incursione violenta: il gallerista Stefano Ferraro minacciato e immobilizzato, le opere sfregiate e danni stimati in oltre 40mila euro. Un modo piuttosto rudimentale di partecipare al dibattito culturale.

L’irruzione in galleria e le minacce al proprietario

Il raid è avvenuto il 27 ottobre alla galleria Rosso20sette, in via del Sudario, a pochi passi da Largo Argentina. Secondo le prime informazioni gli aggressori sarebbero stati tre, mentre ricostruzioni successive parlano di quattro persone. Uno avrebbe intimato a Ferraro: «Fermo o ti ammazziamo di botte». Poi il gruppo ha raggiunto le opere, ricoprendole di vernice nera, prima di dileguarsi.

Sul caso indaga la Digos. All’interno della galleria non ci sono telecamere, ma quelle presenti sulla strada potrebbero aiutare a identificare i responsabili. Si cerca anche di ricostruire quanto visto da un possibile testimone. La matrice dell’aggressione rimane da accertare.

Trump nudo, Tesla in fiamme e la democrazia imbrattata

Il titolo dell’esposizione, The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2, assume un significato quasi profetico. Laika, la street artist che protegge la propria identità dietro una maschera, racconta attraverso tele e installazioni le contraddizioni degli Stati Uniti, con particolare attenzione alle politiche di Donald Trump e ai diritti civili.

Tra i lavori esposti, Trump compare nudo in The King is Naked, mentre una Tesla va a fuoco in Burn, Tesla, Burn. Spazio anche a Patti Smith, alla causa palestinese e a figure come Rosa Parks e Martin Luther King. Immagini provocatorie, sulle quali gli assalitori hanno preferito passare una mano di nero anziché confrontarsi con i messaggi.

A Roma i lavori di Laika sotto attacco: quando la libertà d’espressione finisce in censura violenta

La pista neofascista e la risposta di Laika

Ferraro interpreta l’incursione come un’azione neofascista, ipotesi che resta tuttavia da verificare sul piano investigativo. Laika, già bersaglio di minacce sui social, ha ribadito di non voler cedere alle intimidazioni. L’esposizione, inaugurata il 10 ottobre e programmata fino al 14 novembre, è stata così trasformata in un caso di cronaca. Perchè si può contestare un’opera, criticarla e persino detestarla. Per qualcuno, invece, il confronto culturale sembra ridursi a un passamontagna e una bomboletta. Con buona pace della libertà di espressione.

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