Roma: non solo uno scenario di grande bellezza, da attraversare distrattamente, quasi fosse un fondale che noi romani, spesso, dimentichiamo persino di guardare. Cosa c’è di più importante, per stare e venire a Roma, di riconoscere e vivere i significati dei suoi luoghi fisici, delle sue quasi infinite stratificazioni urbane: architettoniche, storiche, religiose, simboliche, civili?La “camminata” organizzata sabato 17 maggio lungo la via Appia Antica, Francigena del Sud, per iniziativa dell’Associazione Priorità Cultura, propone un’esperienza particolare.
La ‘Regina Viarum’, regina delle strade costruite da Roma con assoluta maestria ingegneristica, consentiva di raggiungere i territori più civilizzati e prosperi del Mediterraneo. Creata dal Censore Appio Claudio nel 312 avanti Cristo, fu strumento di commerci e di viaggi nel mondo antico, decisivo per la supremazia militare.Conserva un fascino unico perché da secoli è stato considerato fondamentale preservare questo contesto suburbano; unico, per l’appunto, sul piano storico, monumentale, paesaggistico. Luigi Canina, E. Q. Visconti, Antonio Canova, G. B. De Rossi furono tra gli studiosi, gli archeologi, gli artisti che dalla prima metà dell’Ottocento ne fecero l’anticipazione della moderna cultura della conservazione e del restauro; e, possiamo dire, dell’urbanistica e, per certi versi, della nascita di una sensibilità ambientale. La questione dell’Appia Antica avrebbe accompagnato il dibattito pubblico dell’Italia moderna: dall’esperienza unitaria al fascismo, al dopoguerra, sino all’istituzione del Parco, simboleggiata dall’impegno incessante di Antonio Cederna.
Nei materiali informativi che saranno distribuiti ai partecipanti verrà illustrato il tratto eccezionale che percorreremo, dalla Villa dei Quintili a San Sebastiano.
I significati di questa giornata a piedi sono almeno tre. Quello proprio del camminare: Roma può e deve essere percorsa, e conosciuta e goduta, a piedi. Per una nostra scelta, oggi, come è avvenuto per duemila e settecento anni: la via Appia Antica era percorsa a piedi, duemila e trecento anni fa, sulle stesse pietre, i basoli, che calpestiamo oggi. Il secondo significato è religioso: dal nono secolo, il viaggio a Roma si svolgeva, da Nord, lungo il tracciato della via Francigena. I pellegrini che volevano raggiungere la Terrasanta percorrevano l’Appia; e, da Sud, sempre con l’Appia Antica si giungeva alla Città Eterna, esattamente come fece San Paolo nel’anno 59 (e come è testimoniato storicamente negli Atti degli Apostoli). L’Appia ha ospitato le Memorie degli Apostoli, nel compendio di San Sebastiano, prima delle altre Basiliche, ed ospita le Catacombe dove furono sepolti i primi cristiani (oltre che, da secoli, cittadini romani, e gli ebrei delle Catacombe di Vigna Randanini). Affascinante ritrovare questi aspetti, che saranno certamente tratteggiati da uno studioso, teologo e uomo di alta cultura qual è il Cardinale Gianfranco Ravasi. Con il suo ufficio (assieme a Mons. Pasquale Iacobone, che è anche studioso e conoscitore dell’Appia) stiamo collaborando, con Comune e Regione, per rendere migliore e più sicuro l’accesso a Roma per chi vuole venire a piedi da Papa Francesco, soprattutto da Nord. Il terzo significato del nostro breve viaggio è, ovviamente, civico. Ovvero, storico-culturale ed ambientale, in questo compendio unico al mondo, anche grazie alla preziosa collaborazione della Sovrintendenza Archeologica di Roma (sotto la guida di Rita Paris) e del Parco Regionale dell’Appia Antica (con il suo Commissario, Mario Tozzi).
Vorrei concludere questa introduzione con un richiamo al lavoro della mia Amministrazione Comunale, per rivolgere un ringraziamento agli Assessori, i collaboratori, le imprese, i tecnici e i lavoratori, che hanno realizzato cose importanti. Noi ci impegnammo con grande determinazione per l’Appia Antica: per il restauro della strada, come la si vede oggi – con il ripristino in molti tratti delle crepidini, gli antichi marciapiedi, e con la drastica riduzione del traffico automobilistico. Effettuando diversi restauri e valorizzazioni, come la Casa del Cardinal Bessarione, la Porta San Sebastiano, il Casale Torlonia, il Ninfeo di Egeria e il monumento di Annia Regilla, associati agli importantissimi lavori della Sovrintendenza di Stato: il complesso di Cecilia Metella, numerosi monumenti sepolcrali e, soprattutto, la Villa dei Quintili; e la Basilica di San Sebastiano (in occasione del Giubileo del 2000, all’Appia Antica destinammo 200 miliardi di lire di interventi, con un notevole sforzo economico ed un efficace coordinamento tra le diverse istituzioni). Avevamo intanto istituito il Parco della Caffarella, finalmente acquisito ed aperto dopo decenni di lotte dei Comitati di quartiere. Abbiamo reso vivibile in larghe parti un Parco dell’Appia che era stato a lungo vissuto sotto l’ipoteca di un estenuante braccio di ferro burocratico: il contrasto dell’abusivismo, con decine di demolizioni, fu infatti accompagnato dall’apertura del Centro per il pubblico in collaborazione con l’Ente Parco, nell’ex-Cartiera Latina; e, soprattutto, dalle chiusure al traffico nei giorni festivi, dal marzo 1997. Questo ha consentito, almeno per molte decine di giorni all’anno, la presenza di decine di migliaia di cittadini, turisti, appassionati, nell’isola naturale, archeologica, e ciclo-pedonale più grande d’Europa. La cosa di cui sono più orgoglioso è il lavoro dell’ANAS e del Comune che ha ricucito il grande scempio compiuto nel 1960: il “taglio” che aveva sfasciato l’Appia Antica per la realizzazione del Grande Raccordo Anulare. Oggi, si cammina e quasi non ci si accorge che il traffico, che aveva spezzato in modo sacrilego la Regina Viarum, scorre in galleria. Lontano dalla vista e dall’udito, e sotto i nostri piedi.
Francesco Rutelli
