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“Abbandonate le zone alluvionate”. I geologi lanciano l’allarme rosso

“Abbandonate le zone alluvionate”. I geologi lanciano l’allarme rosso
L’INTERVISTA. “E’ inutile piangere ora, mettiamoci in testa che o si delocalizzano interi centri abitati costruiti in zone rosse oppure le istituzioni devono aiutare i privati a mettere in sicurezza le proprie abitazioni per convivere con l’acqua alta”. Il presidente dell’Ordine dei geologi del Lazio Roberto Troncarelli ha scelto Affaritaliani.it per gridare la sua rabbia
“Abbandonate le zone alluvionate”. I geologi lanciano l’allarme rosso
“Abbandonate le zone alluvionate”. I geologi lanciano l’allarme rosso
“Abbandonate le zone alluvionate”. I geologi lanciano l’allarme rosso
“Abbandonate le zone alluvionate”. I geologi lanciano l’allarme rosso

di Alberto Berlini

Nella prima giornata di sole dopo il maltempo restano nuvole nere sull’alluvione che ha colpito la città nell’ultima settimana. Mentre ancora non si sono placate le polemiche per i soccorsi è l’Ordine dei geologi del Lazio a lanciare un vero e proprio grido d’allarme.
“E’ inutile piangere ora, mettiamoci in testa che o si spostano le persone dalle zone rosse o si dà loro una mano a convivere con l’acqua alta”. Il presidente Roberto Troncarelli ha scelto Affaritaliani.it per gridare la sua rabbia. “E’ bastato un evento importante ma non eccezionale per causare un’alluvione in punti che sappiamo essere zone rosse – continua il presidente dell’Ordine dei geologi – si è edificato in zone basse, con criticità cicliche. Ora si possono fare due cose: o si delocalizzano interi centri abitati oppure le istituzioni devono aiutare i privati a mettere in sicurezza le proprie abitazioni con paratie e impianti idraulici. Basterebbero poche centianaia di di euro per ogni abitazione a scongiurare danni ben maggiori”.
Ma qui si sta parlando di migliaiai di persone i aree a rischio…
“In passato si è costruito dove ora sappiamo non era possibile farlo, ora dobbiamo decidere se prendere delle contromisure o aspettare con fatalismo l’ennesimo evento, che sappiamo, sicuramente capiterà nuovamente”.
Quali sono le zone rosse, presidente?
“E’ delittuoso continuare a costruire sul litorale, parlo di intere zone di Ostia, Infernetto, Casal Palocco, Fiumicino e Maccarese, dove oltretutto i collettori fognari non sono stati adeguati all’aumento della popolazione residente. Sono tutte zone depresse che vanno in crisi continuamente. Non solo, tutta la parte a monte della diga di Castel Giubileo, parlo di Labaro, Settebagni, Bufalotta e ovviamente Prima Porta. Quella diga serve per salvare il Centro della città. A monte, si è visto, basta che il Tevere esondi di venti centimetri per causare danni da milioni di euro”.

geologi presidente Roberto Troncarelli
 

Che il dissesto idrogeologico sia un’emergenza gravissima per il nostro paese l’Ordine dei geologi del Lazio lo dice ormai da decenni. Non solo Roma, nell’intera Regione sono 372 i comuni, il 98% del totale, che hanno almeno un’area a rischio di frana o di esondazione, in cui è a repentaglio la vita umana e più di 350mila cittadini vivono in aree potenzialmente a rischio idrogeologico.
“Alla rapida espansione urbana e alla crescita degli abitati e delle periferie metropolitane, con conseguente impermeabilizzazione di estese superfici – denuncia il presidente Roberto Troncarelli – quasi mai è seguito l’adeguamento delle infrastrutture per lo smaltimento delle acque meteoriche. A volte, poi, si è giunti ad urbanizzare e edificare intensamente anche aree di naturale pertinenza fluviale o comunque facilmente inondabili. Ma la politica e gli amministratori si ricordano solo il giorno dopo che il dissesto idrogeologico è un’emergenza nazionale”.