di Fabio Carosi
La vittoria è servita su un piatto d’argento. Alfio Marchini chiama il Cinque Stelle e muove oltre il 20 per cento dell’elettorato in direzione di Ignazio Marino. Nessun apparentamento, ma solo un assist formidabile per stravincere al ballottaggio contro Gianni Alemanno.
L’alloro e il governo di Roma, “la svolta nel segno della discontinuità”, come ha puntualizzato l’ingegner Marchini è in tre pagine in cui mr. “metà Roma non mi conosce ma io ho preso 140 mila voti in soli 3 mesi di campagna elettorale”, ha riassunto i 12 punti qualificanti del suo programma. E’ il sogno che non c’era e la visione economica, sociale, culturale e politica della Roma che dovrà essere. Quella che nelle notti di Alemanno non ha mai fatto capolino e che Ignazio Marino da Genova neanche può ipotizzare dopo una peperonata.

Il futuro di Roma è nel cocktail di agricoltura e internet nel fondo alimentato “magari togliendo i soldi allo Stato”, per le fragilità e i disabili, nella fine del cemento e nel piano Marshall di manutenzione straordinaria di strade, abitazioni e servizi, “dividendo in piccoli lotti per favorire la ripresa delle piccole e medie imprese”. Visto che “Alemanno è stato un disastro”, come ha voluto precisare, quella discontinuità a cui ha fatto riferimento è solo per il chirurgo genovese. Se insomma vuole stravincere col suo Pd, Marino si deve prendere quel quarto di Roma che ha votato e ha messo la croce sul cuore e sul Movimento, a condizione però che il programma includa i ‘unti qualificanti e realistici per rilanciare la città e che annunci prima del ballottaggio una vera giunta che sia composta da amministratori e non politici.
E l’ultima mazzata al consociativismo e al correntismo: se Marino vuole i voti deve essere meno politico e più amministratore, “un buon padre di famiglia” e pensare alla città tagliando la gola agli ultimi appassionati di correnti e correntine, per essere il sindaco di tutti i romani.
E per dare più forza al passaggio in area di rigore e a portiere battuto, la strizzatina d’occhio al Cinque Stelle appare il gesto di un politico navigato, piuttosto che di uno che è entrato in politica lo scorso 14 febbraio.
Se a Marchini riesce la mossa del cavallo, Marino dovrà abbandonare i vari Bettini e Gasbarra e tirar fuori una super giunta di veri amministratori, mentre ad Alemanno non resterà altra soluzione che rientrare nel centrodestra e riprendere quel goffo tentativo di rifondarla. D’altronde ci aveva pensato e pure provato.
