Monopattini elettrici modificati per superare i limiti di velocità, e-bike trasformate di fatto in ciclomotori, kit acquistabili online con pochi clic e una percezione di impunità che continua ad alimentare un fenomeno ormai fuori controllo. Le forze dell’ordine stanno intensificando i sequestri, ma la diffusione dei mezzi elettrici “truccati” rappresenta oggi una delle principali criticità della mobilità urbana.
I social network, anche in questo caso, non aiutano ad arginare il fenomeno. Al contrario, lo amplificano. Infatti, bastano pochi minuti per trovare in rete i REEL giusti, una vera e propria guida per sbloccare la centralina di un monopattino elettrico e portarlo a velocità che possono raggiungere anche gli 80 chilometri orari, tre volte il limite consentito dalla legge. Tutorial dettagliati che raccolgono migliaia di visualizzazioni, officine clandestine e kit fai-da-te acquistabili per circa 47 euro. Informazioni che possono sembrare spettacolari agli occhi di un pubblico molto giovane, ma che in realtà mettono a rischio la sicurezza di chi le compie e di chi si trova nelle vicinanze.
Alcuni rivenditori propongono addirittura mezzi già modificati e pronti all’uso con prestazioni che consentono di raggiungere velocità superiori ai 60 chilometri orari. Il limite di velocità per i monopattini resta fissato a 25 km/h, mentre nelle aree pedonali non si possono superare i 6 km/h.
Le conseguenze, però, sono pesanti. Le sanzioni previste dal Codice della Strada possono arrivare fino a 5.000 euro, con sequestro e confisca del veicolo. Eppure il fenomeno continua a crescere. A Roma sono già stati sequestrati centinaia di mezzi irregolari e i controlli hanno evidenziato percentuali elevatissime di e-bike non conformi.
Le regole da rispettare
Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni sulla micromobilità, i monopattini elettrici devono rispettare precisi requisiti di sicurezza. È obbligatorio il casco per tutti i conducenti, i mezzi devono essere dotati di luci anteriori e posteriori funzionanti, indicatori di direzione e sistemi frenanti efficienti.
Inoltre è prevista l’introduzione della targa identificativa e dell’assicurazione obbligatoria, misure pensate per rendere più semplice l’identificazione dei responsabili in caso di incidente.
Resta vietato trasportare passeggeri, utilizzare il monopattino in due persone contemporaneamente o condurre il mezzo con un minore davanti all’adulto. Comportamenti che, tuttavia, continuano a essere osservati quotidianamente in città.
La giungla urbana
Nella Capitale il problema è sotto gli occhi di tutti. Monopattini ed e-bike attraversano gli incroci ad alta velocità, percorrono i marciapiedi come fossero corsie preferenziali, impegnano le strisce pedonali senza rallentare e spesso senza verificare la presenza dei pedoni.
Non è raro assistere a scene che vedono due persone sullo stesso monopattino oppure genitori con bambini trasportati davanti alla guida, in aperta violazione delle norme.
In molte zone del centro storico e dei quartieri più frequentati, inoltre, i mezzi vengono lasciati accatastati sui marciapiedi o lungo il bordo strada, appoggiati uno all’altro in precario equilibrio. Basta una spinta o una folata di vento per provocare un effetto domino che può coinvolgere passanti, motocicli e persino automobili parcheggiate, con danni inevitabili alla carrozzeria.

Passeggiando per le strade di Roma si percepisce chiaramente il crescente livello di esasperazione dei cittadini. Tra il traffico, i cantieri, le doppie file e il caos tipico della città eterna, l’arrivo improvviso di monopattini e biciclette elettriche da ogni direzione rappresenta spesso l’ennesimo elemento di tensione. Non mancano le imprecazioni, talvolta appena sussurrate, altre volte accompagnate dalla più autentica e colorita romanità. Per molti pedoni la sensazione è quella di dover camminare con gli occhi puntati non solo davanti, ma anche dietro le spalle, perché un “centauro” in monopattino può sbucare all’improvviso da qualsiasi lato e in assoluto silenzio.
La paura dei tassisti
Una situazione che genera particolare preoccupazione tra chi trascorre l’intera giornata al volante. I tassisti romani, categoria che vive quotidianamente il traffico della Capitale, raccontano di affrontare ogni turno con crescente apprensione.
Per avere un quadro ancora più realistico della situazione, basta un salto alla postazione taxi di Monteverde Vecchio, in Piazza Rosolino Pilo.
“Ho la consapevolezza che prima o poi metterò sotto qualcuno”, confessa un tassista che preferisce restare anonimo. “Non perché guido male o perché non faccio attenzione. Al contrario. Il problema è che ormai assistiamo a comportamenti imprevedibili. Persone che sbucano all’improvviso tra le auto in sosta, monopattini che attraversano con il rosso, biciclette elettriche che arrivano contromano a velocità sostenuta. Ogni giorno mi ritrovo a fare frenate improvvise che evitano l’incidente per pochi centimetri”.
Un altro tassista: “Vedo ogni giorno persone che circolano senza casco e, con l’arrivo del grande caldo, questa cattiva abitudine sembra aumentare. Mi chiedo cosa potrà accadere nelle prossime settimane, quando le temperature saranno ancora più alte. Inoltre, nelle ore notturne non ho mai visto indossare il giubbotto catarifrangente. È uno strumento semplice ma fondamentale, che permetterebbe a noi automobilisti e tassisti di vedere meglio chi si trova sulla strada”.
Il racconto prosegue con toni che fotografano il clima di esasperazione crescente all’interno della categoria.
“Quando vedi un ragazzo con le cuffie, lo sguardo sul telefono e il monopattino che attraversa senza nemmeno guardare, capisci che il rischio è enorme. Noi possiamo essere prudenti quanto vogliamo, ma basta un secondo. E quel secondo può cambiare la vita di tutti: del conducente, del pedone e di chi guida. Molti colleghi hanno ormai paura di trovarsi coinvolti in una tragedia che non dipende da loro”.



