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Altro che trapano e martello: la banda del buco cade per colpa dello smartphone

I Carabinieri hanno eseguito sei misure cautelari nei confronti di una presunta banda specializzata nei furti con la “tecnica del buco”, che avrebbe operato dall’ex Hotel Cinecittà occupato abusivamente. Contestati almeno tredici colpi per oltre 200 mila euro. Determinanti, nell’inchiesta, i contenuti recuperati dai telefoni cellulari degli indagati.

Altro che trapano e martello: la banda del buco cade per colpa dello smartphone

Dall’ex Hotel Cinecittà partivano le spedizioni notturne della presunta banda specializzata nella “tecnica del buco”. Sei le misure cautelari eseguite dai Carabinieri: contestati almeno tredici furti per un bottino superiore ai 200 mila euro.

Un quartier generale abusivo e una strategia degna di un film (ma senza lieto fine)

Sembrava quasi la sceneggiatura di un poliziesco ambientato nella periferia romana: una base operativa ricavata all’interno dell’ex Hotel Cinecittà, incursioni pianificate nei minimi dettagli e una tecnica tanto ingegnosa quanto illegale per entrare nei negozi senza passare dalla porta. Ma il finale, questa volta, non è stato scritto dai presunti ladri. I Carabinieri della Compagnia Roma Casilina hanno infatti smantellato quella che gli investigatori ritengono essere un’organizzazione criminale specializzata nei furti seriali, eseguendo sei misure cautelari su disposizione del Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Procura. Quattro persone sono finite in carcere, mentre altre due dovranno presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. Le accuse restano naturalmente tutte da verificare nel corso del processo, nel pieno rispetto della presunzione d’innocenza.

Il “buco” come marchio di fabbrica della presunta banda

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe messo a segno almeno tredici colpi tra Roma e altre città italiane nel giro di poche settimane, prendendo di mira appartamenti, esercizi commerciali e negozi di telefonia. Il valore complessivo della refurtiva supera i 200 mila euro.

L’elemento che avrebbe contraddistinto la banda era la cosiddetta “tecnica del buco”: anziché forzare ingressi e saracinesche, i presunti ladri avrebbero aperto varchi nelle pareti degli edifici confinanti, entrando nei locali da punti difficilmente controllabili dai sistemi di sicurezza. Un metodo che richiedeva preparazione, coordinamento e sopralluoghi accurati.

Le chat che hanno tradito il gruppo

A far decollare l’inchiesta è stato l’arresto in flagranza di uno degli indagati per resistenza a pubblico ufficiale. Dal cellulare sequestrato gli investigatori avrebbero ricostruito l’intera rete di contatti, recuperando fotografie della merce rubata, video delle incursioni e conversazioni vocali utilizzate durante i colpi come una sorta di moderna ricetrasmittente.

Le immagini della refurtiva, secondo gli inquirenti, servivano anche a catalogare gli oggetti prima della rivendita sul mercato nero, mentre alcuni filmati sarebbero stati condivisi persino come trofei digitali tra i componenti del gruppo. Il vero punto debole di molte organizzazioni criminali non sia più soltanto l’imprudenza durante il colpo, ma l’illusione che uno smartphone possa custodire segreti per sempre. Spesso, infatti, è proprio la memoria del telefono a raccontare agli investigatori una storia molto più dettagliata di qualsiasi testimone.