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Amara raccoglie l’eredità di Gabriella Ferri: premio all’Ottobrata Romana

Amara raccoglie l’eredità di Gabriella Ferri: premio all’Ottobrata Romana

La cantautrice premiata all’Auditorium. Sparagna guida un viaggio tra stornelli, serenate e nuove voci

Non serve cantare in romanesco per parlare la stessa lingua di Gabriella Ferri. Serve il coraggio di mostrare le emozioni senza maschere, trasformando fragilità e inquietudini in musica. È quest’affinità artistica ad aver portato Amara, alias Erika Mineo, a vincere il Premio Gabriella Ferri 2026, assegnato dalla Fondazione Musica per Roma per la diciottesima Ottobrata Romana.

Il riconoscimento sarà consegnato oggi alle 18, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Sul palco anche l’Orchestra Popolare Italiana diretta da Ambrogio Sparagna e il Coro Popolare di Anna Rita Colaianni.

La forza delle parole, oltre le mode

Nato nel 2018 per tenere viva la memoria di una voce irripetibile della musica italiana, il premio quest’anno valorizza la capacità di Amara di esplorare le contraddizioni dell’animo umano attraverso la scrittura. Una ricerca che attraversa anche Che sia benedetta, il brano da lei composto e portato al successo da Fiorella Mannoia sul palco di Sanremo nel 2017.

Per Amara è una sorpresa che tocca corde profonde. Gabriella Ferri, racconta, è stata esempio di libertà espressiva, un’artista fuori dagli schemi capace di dare voce al dolore. «L’arte autentica profuma di libertà», osserva, riconoscendo in quella lezione una radice del proprio percorso.

Il filo che unisce le due artiste non è una somiglianza di repertorio, ma un modo di intendere il mestiere: la canzone come confessione, racconto e, quando serve, ferita aperta. L’opposto dell’emozione confezionata per piacere a tutti.

Roma canta il passato, ma guarda avanti

Il premio sarà uno dei momenti della XVIII Ottobrata Romana, il progetto ideato e diretto da Sparagna per celebrare la ricchezza musicale popolare della città. In programma stornelli, strambotti e serenate di strada: un repertorio che restituisce la Roma delle voci, dei cortili e dei racconti tramandati senza bisogno di spartiti.

Ma l’operazione non vuole ridursi a una cartolina nostalgica. Accanto ai musicisti e al coro troveranno spazio anche interpreti più giovani, tra cui Hallyx, alias Alessandra Arcangeli, e Venerdì20, progetto di Giordano Treglia. È il segno di una tradizione che può continuare a cambiare pelle senza smarrire la propria identità. Perché la lezione di Gabriella Ferri, in fondo, è ancora questa: custodire la memoria non significa imbalsamarla. Significa trovare ogni volta una voce nuova per farla risuonare.

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