Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Anche in cielo pescherà monetine?

Anche in cielo pescherà monetine?

Dell’eroe spadaccino “D’Artagnan” al secolo Roberto Cercetta – pace all’anima sua perché in vita parecchio si è agitata, e assai ha fatto sudare vigili urbani, cameramen, Forze dell’Ordine e cronisti impegnati a seguire le sue performance al limite del “situazionismo” –  aveva preso oltre al nome il coraggio e la destrezza.
Peccato che le avesse impegnate in un’attività tuttaltro che lecita: prelevare le monetine dal fondo della vasca della Fontana di Trevi. È quello che ha fatto per decenni traendone il sostentamento personale, e che gli aveva fatto conquistare lentamente un posto al sole nelle cronache romane.
Fino a quando non è cominciata una lotta personale con l’Amministrazione Comunale, fatta di inseguimenti, schioppettate mediatiche e minacce di rivelazioni sensazionali, episodi di autolesionismo, un paio di arresti in diretta televisiva ai quali erano seguiti diffide e provvedimenti ad hoc. È pressoché impossibile comprendere perché fosse diventato una celebrità se non si capisce che a Roma, dove le pietre sono praticamente eterne ma apparentemente nulla è immobile – in Via del Corso non c’è neanche più traccia di una delle botteghe che affollavano i marciapiedi meno di un secolo fa – tutto cambia, ma lo spirito delle persone rimane immutato. Lo stesso spirito che fa diventare “romano” chi trascorra nella Capitale una lunga vacanza, oppure un periodo della propria vita.
D’Artagnan in questo modo diventa “uno nessuno e centomila” personaggi romani, borderline e disperato ma capace di strappare un sorriso e tanta tenerezza, quella che si prova per il minore dei mali di una città sempre più sofferente e per alcuni aspetti moribonda. Come “il cecalone” con gli occhiali scuri (anzi affumicati) che appariva in alcuni film per compiere azioni al limite del non sense, e che si esprimeva in puro dialetto romanesco. Appariva dal nulla e spariva da dove era venuto. Oppure il folle che sosteneva la proprietà di piazza Barberini scacciando via i turisti: arrivavano da mezzo mondo per ascoltare la sua storia bislacca, oppure il “senza casa” che viveva in un’automobile in Via Panisperna coccolato e protetto da un quartiere intero. Eletto Presidente della Repubblica un signore che abitava nel quartiere Monti un solerte tutore dell’ordine fece nottetempo sgombrare la sua “abitazione” pensando di fare cosa grata. Si racconta che la moglie del Presidente gradì molto poco, e che il marito butto giù dal letto all’alba di domenica mattina uno straniato funzionario del Comune per far ripristinare tutto quo ante erat. Ma forse sono solo leggende metropolitane, come quella che D’Artagnan abbia messo in spalla la sua canna da pesca e se ne sia andato a pescare le monetine in un’acqua azzurra come quella del Cielo.

Patrizio J. Macci