La fedeltà in politica paga sempre. Prima o poi un posticino, fosse pure uno strapuntino nella complessa macchina mangiasoldi che è la Regione Lazio, arriva per tutti. Anche se poi il tema sul quale i ripescati dovranno confrontarsi è la sicurezza, un tema così delicato che lasciarlo in mano ai politici è davvero un’operazione a rischio.
Ecco cosa succede nella Regione a trazione Zingaretti. Lo scorso primo luglio l’assessore alle Politiche Sociali, Autonomie, Sicurezza e Sport porta in giunta una delibera di spesa pari a 100 mila euro da assegnare all’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità. Vista l’importanza del tema ci si aspetterebbe un’iniziativa contro il crimine, etica, morale e operativa, invece si scopre che vengono finanziate due “ricerche”, una “mappa del crimine”, un concorso per le scuole secondarie, i potenti “stati Generali contro le mafie e, infine, un evento per il Bicentenario dei Carabinieri. Ovvio che tutto il lavoro che il Comitato dovrà affrontare è palesemente sotto-finanziato: basti pensare che per “l’elaborazione di una mappa del rischio che individui le zone del territorio regionale più esposte al rischio criminalità e per la conseguente ricerca sui dati e tendenze relative alle fattispecie di reati”, il budget massimo è di 15 mila euro. Una specie di enciclopedia del crimine regionale che verrà affidata a enti, centri di ricerca e fondazioni specializzate. Con 15 mila euro, al massimo, si potrà fare un ottimo copia/incolla dei dati ministeriale e confezionare tutto in una elegante pubblicazione.
Ma basta sommare le cifre per capire che la grande voglia di dare uno schiaffo alle mafie arriva da un’altra ricerca, quella sulle “presenze” che invece ha un budget di 25 mila euro. Insomma 10 da una parte, 25 dall’altra, i soldi ci sono.
Ma visto che la politica non finisce mai di stupire, basta dare uno sguardo ai componenti dell’Osservatorio per capire che l’arma totale con la quale Nicola Zingaretti vuole assestare il colpo mortale alla criminalità regionale è un vecchio “cannone” che si chiama Manuale Cencelli. Vituperato ma buono per tutte le stagioni, è lo strumento tecnologico che ha permesse di selezionare i migliori criminologi residenti in Europa e di affidare loro la battaglia campale.
Oltre ai “tecnici veri” in rappresentanza di Polizia, Carabinieri, Vigili Urbani, prefettura e altro, l’Osservatorio è affidato a Gianpiero Cioffredi, già oggetto di attenzione mediatica per via di un diploma da geometra e di una militanza attiva nel centrosinistra, vicinissimo a Zingaretti presidente della Provincia, ma anche candidato trombato alle Europee del 2009 col Pd. Il presidente l’ha scelto per evidente e “comprovata professionalità nella prevenzione del crimine”.
A fargli compagnia e supporto tecnico-scientifico c’è Alessandro Aielli. Come recita il suo cv nella pagina web al capitolo inesistente sulla lotta al crimine organizzato, “è un avvocato di Latina, già consigliere comunale nel 2007 e membro di una commissione”. E perché è finito a parlare di legalità e sicurezza? Semplice: alle ultime elezioni politiche era candidato di Scelta Civica ma non ce l’ha fatta. Dunque, l’uomo giusto al posto giusto.
E che dire del “terzo uomo”, la dottoressa Gabriella Stramaccioni, sportiva di rango, coordinatrice di un centro rifugiati, un passaggio alla Provincia in vicepresidenza e un passaporto come pacemaker (costruttore di pace) e, infine, vicepresidente e coordinatrice dell’associazione di Don Ciotti, Libera. Anche per lei nel 2013 una candidatura alla Camera per Rivoluzione Civile, senza che le urne le regalino il seggio ambito, finisce per essere nominata come rappresentante delle associazioni che si occupano di legalità.
Curriculum a parte, nel board dell’Osservatorio troviamo: un montiano silurato, un Pd trombato e una rappresentante di Scelta Civica che non ce l’ha fatta. Come si diceva in Rai ai tempi del Cencelli: “Uno comunista, un socialista, un democristiano e uno bravo”. Manca l’ultimo.
