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Roma
Appello a Draghi: “La questione romana c'è. Occorre un sottosegretario”

di Andrea Catarci *

Al nascente governo Draghi va posta con forza la “questione romana”. Non sono più sopportabili gli atteggiamenti di ostilità e noncuranza con cui gli esecutivi nazionali hanno guardato alla Capitale, tra finanziamenti irrisori, poteri speciali negati, disconoscimento del ruolo internazionale, danni all’immagine.

Non è certo un problema di oggi: storicamente tanto il Regno che la Repubblica hanno fatto poco per Roma, con l’eccezione del periodo giolittiano e del Sindaco Nathan, in cui vennero create grande società pubbliche, asili, musei e quartieri moderni. Così però non può continuare, serve una discontinuità netta.

Il confronto con le omologhe europee è sconcertante. Basti pensare alla legge che istituisce la “Grand Paris” in Francia e che oltre a finanziamenti consistenti ha come corollario la nomina di un sottosegretario di Stato ad hoc per Parigi; alla struttura di città-Land che consente a Berlino di attingere abbondantemente a fondi federali e di avere 4 voti nel Bundesrat; al GLA - Greater London Authority Act che comporta per Londra un flusso costante di imponenti trasferimenti statali. Nel più breve tempo possibile si deve agire per colmare il gap con le altre metropoli continentali, utilizzando al meglio le opportunità offerte dal programma Next Generation EU e rimettendo lo sviluppo di Roma al centro di un piano complessivo di rilancio dell’intero Paese.

L’architettura istituzionale va rivista con la realizzazione della Città metropolitana Speciale di Roma Capitale, in quanto è su tale scala che vanno operate le scelte relative a questioni essenziali come trasporti, rifiuti e sanità. La legge Delrio 56/2014 sulla disciplina delle città metropolitane è stata completamente dimenticata; essa va ripresa e migliorata nei nodi più critici, poiché ha snaturato i legami tra eletti e territori, non ha risolto il problema delle risorse, ha definito un assetto in disequilibrio tra la figura apicale e gli altri organi, non ha previsto le specificità necessarie per il caso romano.

I processi interni di riforma vanno portati a compimento, razionalizzando la macchina capitolina con la netta distinzione di compiti e responsabilità tra dipartimenti centrali e municipi. Per questi ultimi la giunta Raggi ha segnato una battuta d’arresto, è innegabile: a parte il protagonismo in opposizione dei Municipi I, II, III e VIII a guida civica e democratica, le maggioranze pentastellate hanno vivacchiato tra note di colore e silenzio completo, ampliando la distanza dalla cittadinanza e con crisi irreversibili in IV, VII e XI. Nonostante ciò, va ripresa la lunga storia di decentramento infracomunale iniziata nel 1966 e passata attraverso le delegazioni, i consigli circoscrizionali, gli attuali Enti municipali con elezione diretta del presidente. Nel solco di tale tradizione a essi vanno riconosciute maggiori risorse umane ed economiche; affidate le relazioni con aziende pubbliche e Polizia locale, prevedendo un’azione istituzionale di indirizzo e controllo; demandata la gestione del patrimonio pubblico, a partire da aree agricole e spazi dismessi e da valorizzare. Bisogna poi incrementare progressivamente l’autonomia finanziaria, riprendendo quanto è stato fatto di buono nel periodo dell’ex Sindaco Marino; dare maggior voce ai territori sui progetti urbanistici di rilievo, superando l’attuale parere consultivo; impegnare i municipi a produrre processi partecipativi, in particolare sui servizi pubblici, in forma obbligatoria e non episodica. In generale al Campidoglio va lasciato indirizzo, controllo e potestà sostitutiva, mentre vanno incrementate le materie delegate per andare verso il modello dei comuni urbani.

Il Prof Draghi non dimentichi Roma. Sta per dar vita a un governo con l’appoggio di una larghissima maggioranza parlamentare e a più riprese ha affermato che la competenza ne sarà uno dei tratti distintivi. Se così sarà davvero, non potrà certo ignorare l’importanza di una radicale modifica dei rapporti tra la Capitale e le istituzioni nazionali. Se così sarà davvero, proceda speditamente a riconoscere finanziamenti adeguati e costanti, a sostenere un piano di opere pubbliche e infrastrutture di trasporto - anche in vista del Giubileo del 2025 -, a prevedere poteri speciali su pianificazione, gestione dei beni culturali, conversione ecologica e altro. In tale processo potrebbe rappresentare un punto di svolta la nomina di un sottosegretario ad hoc sull’esempio parigino, magari all’interno di un Ministero delle Aree interne e delle Città. Non c’è tempo da perdere, per Roma!

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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