di Claudio Roma
Crolla il mito della pubblicità outdoor. E con la crisi economica persino il gigante Igp Decaux traballa. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, la multinazionale planetaria della pubblicità di bus, tram e metropolitane ha un debito nei confronti dell’Atac che sfiora i 7 milioni di euro e da via Prenestina le carte sono passate in mano ai legali.
Ed è guerra, perché da una parte l’Atac ha visto crollare gli incassi pubblicitari del 17 per cento negli ultimi 6 anni, dall’altra il crollo complessivo del mercato ha ridotto i margini e obbligato l’intero settore ad avviarsi ad una svolta. Tra il 2007 e il 2013 il crollo dei corrispettivi da Igp verso Atac è stato di oltre il 70 per cento.
Tra crediti milionari e la necessità di fare cassa, Atac ha studiato un formula per riportare una parte della produzione pubblicitaria all’interno dell’azienda. Un insolito paradigma commerciale che rimanda ai privati l’onere della raccolta e mantiene in mano pubblica il controllo dei flussi di cassa. Ed è qui che si è scatenata la battaglia. Per Igp che tra Milano e Roma ha il suo business principale italiano, vede nero sul futuro italiano e sulla possibilità di ribaltare i pagamenti in ritardo dei clienti sul canone che versa ad Atac che, a sua volta, si trova in difficoltà di bilancio.

Insomma, tra debiti, core business e politica che fa girare finti dossier e fanta ipotesi di riportare in mano pubblica la raccolta già esigua della pubblicità, il tema è aperto e dovrà essere definito entro il prossimo 31 dicembre, quando scadrà la proroga del contratto che lega Igp ad Atac. E la palla passa al Campidoglio, perché sul “dossier pubblicità” elaborato da Atac per “accorciare la filiera” e quindi mantenere il controllo amministrativo, si dovrà pronunciare il neo assessore alla Mobilità e anche il sindaco.
Per Atac i vantaggi sarebbero quelli di impegnare un po’ di personale nella gestione di fatturazione-incassi ed eventuale recupero crediti, mentre per il player privato una perdita di peso su un mercato dove la crisi non lascia margini. Atac avrebbe scelto una sorta di “internalizzazione parziale” è così si è scatenata la guerra. E il Campidoglio? Qui si dovrà misurare la voglia di “gestione pubblica”, considerando che in passato le privatizzazioni di beni, servizi e funzioni avevano regalato più efficienza e meno costi. Con la crisi il rapporto è cambiato: se il pubblico vuole sopravvivere deve recuperare margini di efficienza e standard simili alle società di capitali. C’è attesa per ciò che deciderà Guido Improta, manager pubblico esperto in relazioni. Questo è ciò che faceva in Alitalia.
