Nel suo passato un buco nero. Un delitto compiuto anni prima per il quale era uscito da pochi anni dal carcere. Alessandra aveva paura di quello che sarebbe diventato il suo omicida. Lo aveva confessato alle amiche, e dopo una breve relazione la scorsa estate aveva cercato di allontanare Mario Broccolo dalla sua vita.

Il giallo di Ostia si avvia all’epilogo. Ricorrente, più che scontato. Un amore infranto, l’ennesimo femminicidio perpetrato da un uomo violento, che senza lavoro, teneva a bada la rabbia con dipingendo quadri nella sua casa, dove a 50 anni, viveva ancora con la madre. Il delitto di Alessandra Iacullo si va ricomponendo pezzo dopo pezzo.
Una storia che era nata dopo la morte del padre di lei, una ragazza fragile in cerca di attenzioni e quell’uomo, di vent’anni più grande di lei con un passato oscuro. “Timido e dolce” diranno di lui, ma per un precedente delitto aveva trascorso in carcere 18 anni dopo un condanna per omicidio volontario nel 1990. Il suo passato violento era noti a tutti a Dragona. Viveva con la madre 80enne in via Luigi Sica: in linea d’aria con il luogo del delitto, dista non più di 200 metri. Alessandra aveva paura di lui, e così aveva deciso di troncare la relazione.
Poi l’incontro giovedì due maggio: lei passa in scooter, lui le fa cenno di fermarsi e la blocca ai margini della strada poi per l’ennesima volta tenta di spiegarle che voleva riallacciare i rapporto. Lei lo respinge, la lite diventa violenta. Poi il buio e Alessandra verrà ritrovata in una pozza di sangue. I segni di 5 coltellate sul corpo che non le hanno lasciato scampo. La confessione dopo una settimana: “L’ho uccisa io”. La cronaca di una morte annunciata, l’ennesima.

