di Patrizio J. Macci
Una danza lenta e sensuale intorno alla fiamma ipnotica e fascinosa del potere, negli anni del governo di Bettino Craxi. L’aura di magia emanata dalla sua figura di capo indiscusso e segretario del Partito Socialista. Il dominio incontrastato nei Palazzi che contano della Capitale, visti attraverso il racconto di un sottoproletario di borgata che diventa il suo fotografo personale, la sua ombra. È “Bolero”, il romanzo di Carmine Abbate pubblicato da Piemme. La storia si apre con un incipit inusuale. Una fotografia misteriosa e inquietante in bianco e nero, scattata all’Idroscalo di Ostia il 2 novembre 1975 in una mattina di luce livida. L’autore, destinato a rimanere ignoto, immortala il cadavere pietosamente ricoperto da un lenzuolo di Pier Paolo Pasolini massacrato la notte precedente da mani ignote. Inconsapevolmente è stato congelato un dettaglio che fino ad oggi è sfuggito a tutte le analisi. Un ragazzo riccioluto in secondo piano, che sfoggia una camicia bianca con i collettoni come andavano di moda in quegli anni; è visibile solo per un terzo della sua figura. Lo “impalla” un poliziotto con la faccia da duro e la sigaretta in bocca. Sembra uscito da un film “poliziottesco” di quegli anni.
È Maurizio Abbatino soprannominato Crispino, boss della banda della Magliana. Per chi ha seguito le gesta di questi criminali in forma romanzesca è “Il freddo”. All’epoca dei fatti ha già subito un arresto per duplice omicidio, ma è stato scagionato per insufficienza di prove. Ha ventun’anni, ed è uno dei pochi che uscirà vivo dal bagno di sangue nel quale affogheranno i criminali della “banda”.
Per sapere cosa abbia a che fare la sua presenza con il delitto Pasolini, il lettore dovrà abbandonarsi alla ricostruzione romanzesca (ma basata su documenti e narrazioni dei protagonisti) filtrata attraverso lo sguardo del fotografo Umberto Cicconi, ritrattista personale del leader socialista. Anche Umberto è presente in quella foto, ha sedici anni e uno zio, Ernesto Cicconi soprannominato “Bolero”, anche lui boss della malavita e dal quale il libro prende il titolo. Il romanzo scorre per quattrocento pagine dietro alla vicenda umana di Umberto Cicconi, che finisce per diventare l’uomo di fiducia di Craxi e lo accompagnerà ad Hammamet in esilio dove diventerà l’unico legame di memoria con il paese dal quale il leader è fuggito. La narrazione dei cortigiani della politica, l’epopea del crimine e della politica che si intrecciano (Andreotti, la P2, i Misteri d’Italia), la ricerca dell’affermazione e del successo attraverso il sesso, l’opportunismo di alcuni politici praticato fino all’attimo della fuga sono la parte più “scontata” del libro. Ci sono invece momenti di sublime ilarità, come quando l’omologo del protagonista, nel tentativo di fotografare tutte le persone riunite intorno alla bara, incautamente cade nella fossa destinata alla cassa da morto del Presidente. I viaggi intorno al mondo insieme a Craxi, il faccia a faccia con Reagan. Cicconi lo immortala casualmente dopo avere sbagliato porta mentre è alla ricerca di una toilette. Il dolore ultimo del viaggio silenzioso e attonito, quando con pochi altri fedelissimi del leader si ritrova a viaggiare su un piccolo aereo in direzione della Tunisia. Il velivolo apparteneva a Silvio Berlusconi.
L’archivio di Craxi si era volatilizzato in maniera rocambolesca, quando il “476 dopo Cristo” della Prima Repubblica” era esploso con la violenta contestazione e il lancio di valuta metallica davanti all’Hotel Raphael. Cicconi in quel frangente dimostra la sua fedeltà assoluta al Capo: si affretta a occultare un bel numero di dossier e fascicoli riservati nella cella frigorifera dell’albergo. Trova un automezzo, ammassa tutte le carte al suo interno e si dirige verso una strada statale della Capitale che in maniera discreta lo conduce verso il confine con la Francia. Dopo ventiquattro ore è a Parigi ad attendere il carico precedentemente spedito. Si mette al volante e guida fino a una costruzione in Normandia, dove scava una buca e nasconde tutto mentre brinda con una bottiglia di vino rosso. Le carte verranno dirottate con calma, qualche tempo dopo, verso l’esilio in terra d’Africa di Craxi. Ma il sottotitolo del romanzo (una perfetta storia italiana), sembra ammicare alla possibilità che qualche documento abbia preso un’altra strada, o che forse una “manina” abile abbia trattenuto per sè qualche fascicolo.


