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Belviso, Cocchi e Mancini nei guai. Abuso d’ufficio per il bando del rugby

Sulla querelle dell’impianto sportivo di rugby Tre Fontane si sta allargando un vero e proprio scandalo che coinvolge i nomi della passata amministrazione capitolina. Il pubblico ministero Ielo ha infatto iscritto nel registro degli indagati l’ex vicesindaco, l’ex delegato allo sport del Campidoglio e l’ex amministratore dell’Ente Eur insieme ad altri due funzionari. Tutto era partito dalla denuncia dell’associazione dilettantistica Nuova Rugby Roma che aveva denunciato di essere stata estromessa progressivamente dagli storici campi

Una vera e propria mischia in aria che potrebbe finire per buttare nel fango nomi eccellenti della passata amministrazione. Sull’impianto sportivo di rugby Tre Fontane si sta allargando uno scandalo che partito dal mondo della palla ovale capitolina vede ora iscritti nel registro degli indagati per abuso d’ufficio l’ex vicesindaco Sveva Belviso, l’ex delegato allo sport del Campidoglio Alessandro Cochi, l’ex amministratore dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, e altri due funzionari.

rugby roma tre fontane 01

La prima “meta” la segna l’associazione dilettantistica Nuova Rugby Roma che aveva presentato un esposto alla procura lamentando di essere stata estromessa progressivamente dagli storici campi del Tre Fontane: mentre inizialmente avevano in concessione l’impianto, la possibilità di usufruirne poi è passata a due volte a settimana, fino alla mancata possibilità d’uso. La Nuova Rugby, regolarmente iscritta alla Fir, era stata fondata da un gruppo di genitori sulle ceneri un’altra società per permettere ai figli di continuare a praticare lo sport amato. La denuncia era stata presentata nel novembre scorso e assegnata al pubblico ministero Ielo, che ha ora chiesto una proroga delle indagini nei confronti dei cinque indagati.
Nell’atto si afferma che l’impianto prima della scadenza della concessione della Nuova Rugby sarebbe stato affidato alla società Rugby Roma srl, presieduta da Riccardo Mancini per una somma irrisoria. Un’assegnazione che, secondo i denunciati, è stata fatta da un funzionario e non dalla giunta capitolina, come previsto dal regolamento, che circa tre mesi dopo avrebbe ratificato l’atto emesso prima della scadenza della concessione della Nuova Rugby che aveva offerto 24mila euro al mese per poter continuare ad usufruire dell’impianto.
Continua così la querelle, che ha già visto ricorsi al Tar, accuse di turbativa d’asta, dispetti con tanto di diffide incrociate, lettere dei genitori alle istituzioni pubbliche. “Quanto avvenuto è un fatto di estrema gravità fatto – ha detto Ferdinando Imposimato, legale della società Nuova Rugby – e anche la successiva sanatoria non vale ad escludere il reato ipotizzabile di abuso d’ufficio. E’ un fatto che desta un grave allarme sociale: su un terreno destinato a giovani si fanno giochi politici. Ci battiamo per il diritto allo sport e per impedire operazioni di speculazione”.