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Blitz della Finanza nelle stanze del Tar. Compro Oro, il boss è un giudice

La scoperta dopo che un ufficiale delle Fiamme Gialle sotto copertura era riuscito ad entrare nella rete di una organizzazione criminale. Il magistrato, finito ora in carcere, riceveva faccendieri ed intermediari d’affari nel suo ufficio dove riteneva di essere al sicuro. Sulla sua scrivania il passaggio di valuta estera proveniente dalla Svizzera che serviva a pulire denaro proveniente da tangenti e finanziamenti illeciti. Ma le sorprese non sono finite perché le manette sono scattate anche ai polsi di due Carabinieri

Ci sono voluti mesi per entrare nelle grazie dei manager del riciclaggio, fra mail anonime, collegamenti Skype, e appuntamenti nei luoghi più impensati. Ma, alla fine, l’agente sotto copertura, un ufficiale della Guardia di finanza, è riuscito ad accreditarsi in quel paludoso mondo di insospettabili faccendieri.

tar lazio

C’era anche un giudice del Tar Lazio nella grande rete del riciclaggio che gestiva in modo illegale il cambio di grosse quantità di valuta straniera: Franco Angelo Maria De Bernardi riceveva faccendieri e intermediari d’affari addirittura nel suo ufficio romano, dove riteneva di essere al sicuro da intercettazioni, e invece i suoi movimenti sono stati seguiti dalla Procura di Palermo e dal nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza diretto dal generale Giuseppe Bottillo. L’arrestato giovedì mattina.
Un vasto traffico di oro, armi e valuta straniera e di armi ruotava attorno alla figura di  Gianni Lapis, l’avvocato tributarista già condannato per il riciclaggio del tesoro di don Vito Ciancimino. Nel gruppo anche un magistrato amministrativo e due carabinieri. La maxi-inchiesta avviata dall’ex procuratore aggiunto alla Procura di Palermo, Antonio Ingroia, ha portato all’arresto in tutta Italia di 34 persone, di cui 12 finite ai domiciliari.
De Bernardi sarebbe caduto in pieno nel tranello teso dall’agente provocatore e avrebbe accreditato il sedicente Luca Di Mauro – questo il nome utilizzato dal finanziere infiltrato – che si sarebbe presentato come rappresentante di un gruppo criminale interessato all’acquisto di divise estere da Gabrio Vazza, un altro dei coinvolti, che avrebbe dovuto procedere al riciclaggio del denaro.
A De Bernardi è stato attribuito il ruolo di capo e organizzatore dell’associazione che annoverava anche due i Carabinieri in servizio al Comando di viale Tor di Quinto: Antonio Toparelli, ora in carcere, e Michele Ranocchia ai domiciliari. Per Toparelli le accuse più gravi, che vanno dall’associazione per delinquere al riciclaggio al commercio e al traffico di oro: avrebbe infatti fatto da garante della sicurezza delle operazioni illecite.