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Bob Dylan, eternamente giovane: a Roma gli scatti che lo ritraggono molto prima del mito

Alla Vinyl Room di Roma undici ritratti firmati John Cohen restituiscono il volto del giovane Dylan nel 1961. Un viaggio nella New York del folk mentre il cantautore, oggi ottantacinquenne, torna sui palchi italiani.

Bob Dylan, eternamente giovane: a Roma gli scatti che lo ritraggono molto prima del mito

Undici fotografie di John Cohen raccontano il Dylan ventenne appena arrivato a New York. La mostra apre il 5 dicembre alla Vinyl Room, mentre il Nobel della musica torna a esibirsi in Italia.

C’era una volta un ragazzo del Minnesota, con una chitarra, pochi dollari in tasca e un talento destinato a cambiare la storia della musica. Si chiamava Robert Zimmerman, ma il mondo avrebbe imparato a conoscerlo come Bob Dylan. Aveva vent’anni, frequentava i locali fumosi del Greenwich Village e ancora non immaginava che un giorno avrebbe ricevuto persino il Nobel per la Letteratura.

Quel ragazzo torna a vivere a Roma attraverso undici fotografie di John Cohen, protagoniste della mostra Bob Dylan: Forever Young, attualmente in programma alla Vinyl Room di via della Frezza 53a, a pochi passi da piazza del Popolo.

Bob Dylan, eternamente giovane: a Roma gli scatti che lo ritraggono molto prima del mito

Un appuntamento particolarmente suggestivo proprio mentre Dylan, a 85 anni, attraversa nuovamente l’Italia con il suo tour: dopo Milano e Roma, domani sarà a Bologna. Tre concerti che confermano la straordinaria ostinazione artistica di un musicista allergico alla nostalgia.

Il ragazzo che non sapeva ancora di essere Dylan

Le immagini risalgono al 1961, quando il futuro autore di Blowin’ in the Wind muoveva i primi passi nella scena folk newyorkese. Dietro l’obiettivo c’era John Cohen (1932-2019), fotografo, musicista e componente dei New Lost City Ramblers, testimone privilegiato di quella stagione culturale irripetibile.

Cohen aveva ritratto anche Woody Guthrie, Roscoe Holcomb e protagonisti della Beat Generation come Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti e Gregory Corso. Nei suoi scatti Dylan non è ancora il profeta generazionale, il cantautore elettrico contestato a Newport o l’enigmatico poeta di Highway 61 Revisited. È semplicemente un giovane artista che sta cercando la propria voce. Ed è proprio questa inconsapevolezza a rendere quelle fotografie così preziose.

Undici fotografie per fermare il tempo

La mostra, ideata e curata da Gerardo Martorelli, presenta undici stampe nel formato 30×40 centimetri, numerate in dieci esemplari, firmate e realizzate su carta baritata ai sali d’argento.

Ad accoglierle è la Vinyl Room, spazio dedicato alla cultura discografica e al collezionismo, fondato dai gemelli Marco e Federico De Gregori, figli di Francesco. Tra gli scaffali trovano posto vinili rari, bootleg ed edizioni speciali. Una cornice particolarmente adatta a Dylan, artista che ha sempre coltivato un rapporto complicato con la propria leggenda, continuando a reinventare sul palco perfino le canzoni più amate.

Forever Young, senza bisogno di nostalgia

C’è qualcosa di profondamente suggestivo nel confronto tra il ragazzo immortalato nel 1961 e l’uomo che ancora oggi continua a conquistare il pubblico dal palcoscenico. Sessantacinque anni separano quelle immagini dal presente. Eppure Dylan sembra aver attraversato il tempo senza mai concedersi davvero al passato. Del resto, Forever Young non è soltanto il titolo di una sua celebre canzone. È diventato il ritratto involontario di un artista che ha fatto del cambiamento la propria forma di fedeltà alla musica.

La mostra è aperta dal martedì al sabato, dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19.

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