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“Bonanotte ai sonatori”

Il suo amore sconfinato per Roma e la romanità, per le pietre della Capitale e il suo cielo, le mura, i tramonti e i ruderi, e il fastidio per gli sfaceli urbanistici della modernità – che lui chiamava “le rughe di una vecchia Signora”- lo ha riversato a piene mani nelle opere cinematografiche e non solo in quelle. Fino all’inverosimile del paradosso, all’equilibrismo semantico della fede, quando fa dire al potente cardinale Ugo Tognazzi rivolto al semplice frate Alberto Sordi in “Nell’anno del Signore”: “Noi siamo sempre dalla parte giusta. Soprattutto quando sbagliamo”.

Questo è quello che è stato riportato più o meno da tutti i commentatori, e ha traboccato in ogni ricordo scritto e visivo di Luigi Magni non appena si è diffusa la notizia della sua scomparsa. Ciò che invece dovrebbe rimanere scolpito nel marmo, ma che nessuno ha evidenziato abbastanza, è la sua formidabile forza di penetrare la realtà con una critica sferzante, il gusto di sfottere tutto e tutti senza limiti, l’acutezza di un occhio sulla realtà intrisa dell’ironia strafottente del “civis romanus”; Magni è riuscito a fondere la comicità con i drammi quotidiani, facendo confluire le “piccole” vicende  personali dentro la grande commedia della vita e della Storia. Nel suo cinema cardinali, principi e poveracci parlano lo stesso linguaggio, il romano, con una grande vis comica senza che mutino i rapporti di potere tra i personaggi.

L’impeto fulminante della battuta che non conosce intermediazioni, il bianco era bianco e il nero era nero, per il resto esisteva la ghigliottina. Punto e basta. Questa micidiale risorsa Magni la esercitò in una circostanza – che vale la pena ricordare- in maniera magistrale, quando un giornalista insolente andò a sollecitarlo dopo una vittoria elettorale della Lega Nord di Umberto Bossi, con una battuta che solamente i romani doc possono recepire, palati abituati ai gusti agrodolci che irritano il gusto. Dopo aver incassato la domanda Magni aveva replicato fulminando l’improvvido gazzettiere: “Leghisti? Supremazia nordica?!? Ma de che?!? Quanno voi stavate sulle palafitte, l’antichi Romani erano già froci”. Una sassata fulminante che se viene spiegata perde la sua valenza. È come tentare di ridurre a formula matematica duemila anni di storia. Puro spirito di Pasquino concentrato, il chiacchierone di pietra.

Nessuna chiusa a effetto per questo pezzo, ma piuttosto un sonoro e definitivo “e bbonanotte ai sonatori.” Come avrebbe detto lui.

Patrizio J. Macci