Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Roma » Botteghe in fuga; Roma perde 3.340 artigiani in un anno

Botteghe in fuga; Roma perde 3.340 artigiani in un anno

Il Lazio cancella il 24% delle imprese in dieci anni: i numeri della crisi che cambia i quartieri

Botteghe in fuga; Roma perde 3.340 artigiani in un anno

La crisi dell’artigianato non fa rumore, ma lascia vuoti sempre più evidenti: vetrine serrate, insegne spente, saperi che non si tramandano. A Roma e nel Lazio il fenomeno ha numeri da allarme sociale ed economico. Nel 2024 a Roma risultavano attive 61.374 botteghe artigiane; un anno dopo sono scese a 58.034: -3.340 unità in dodici mesi, pari a un calo del 5,4%.
A livello regionale, il quadro decennale è ancora più netto: nel 2015 il Lazio contava 113.943 imprese artigiane, nel 2024 erano 90.969 e nel 2025 sono crollate a 86.262, con ulteriori 4.707 chiusure in un solo anno. In dieci anni hanno chiuso i battenti 27.681 imprese: -24,3%. Il dato romano non è il peggiore in assoluto (Pesaro e Urbino, Mantova e Bologna registrano cali più marcati), ma conferma un trend costante e diffuso che trasforma il tessuto commerciale della Capitale.

Il contesto nazionale: dal picco del 2008 al minimo del 2025

La fotografia nazionale restituisce un “grigio tendente al fosco”. Dopo il picco del 2008, con circa 1,5 milioni di attività artigiane, il calo è stato ininterrotto: nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive sono 1,22 milioni.
Diminuiscono anche gli artigiani in senso stretto (persone fisiche): da 1,7 milioni nel 2015 a quasi 1,3 milioni nel 2025, oltre 400mila lavoratori in meno in un decennio (-25%).

Perché chiudono le botteghe: concorrenza, costi e domanda che cambia

Le cause sono strutturali, per la concorrenza cambiata profondamente, dovuta alla grande distribuzione, all’e-commerce, alle piattaforme, per i costi crescenti e la domanda che penalizza le piccole realtà.
Il risultato è un consolidamento del settore: tra 2019 e 2025 i dipendenti nelle imprese crescono, mentre gli indipendenti si riducono di 135mila unità, segno che il mercato premia chi scala e comprime i prezzi.

Roma: quartieri che perdono identità, l’allarme di Confartigianato

Per Roma, la scomparsa delle botteghe non è solo un fatto economico, ma di identità e la progressiva estinzione dell’artigianato sta rendendo quartieri e piazze più anonimi, impoverendo la qualità della vita delle comunità.
Già nel giugno 2024 Confartigianato Roma aveva lanciato l’allarme: 4.347 attività chiuse tra dicembre 2019 e marzo 2024, con il quadrante Est della Capitale tra i più colpiti.

Il Lazio nella mappa nazionale: decimo per calo, ma con segnali di resistenza

Nel ranking regionale il Lazio è al decimo posto per diminuzione delle imprese artigiane, ma il dato decennale (-24,3%) lo colloca in una fascia di crisi strutturale simile a molte regioni del Centro-Nord.
In controtendenza, a livello nazionale, crescono solo alcuni segmenti legati al digitale, al benessere e al cibo da asporto, soprattutto nelle città a forte vocazione turistica; settori che però non compensano la perdita di mestieri tradizionali.

Cosa resta (e cosa potrebbe tornare): presidi da difendere, nuovi modelli da sperimentare

La mappa delle chiusure non è uniforme: alcune province e alcuni comparti tengono meglio, spesso dove si intrecciano turismo di qualità, filiere corte e servizi alla persona.
La sfida per Roma e il Lazio è trasformare l’allarme in politica: tutela degli affitti commerciali, incentivi per la trasmissione dei saperi, semplificazione per le micro-imprese e progetti di rigenerazione urbana che rimettano al centro le botteghe come “presidi di comunità”.

Il parere di Michele Riva

“Bisogna fare alcune distinzioni”-sottolinea Michele Riva di Riva Calzature Kammi-“in passato, prima della legge Bersani, le licenze erano di proprietà del negoziante, la tua licenza rappresentava una sorta di TFR e pensione. In un certo contesto c’era una possibilità in più di cercare di resistere. Alcune attività resistevano perché le aperture dipendevano dalle concessioni del comune; se c’era saturazione dovevi comprarla da chi aveva già questa attività. La liberalizzazione delle licenze ha creato il problema; chi vuole aprire non deve chiedere nulla a nessuno, a meno che non si tratti di alcolici o sigarette. Le attività che non hanno ricambio, magari perché senza figli, non continuano e chiudono per eccesso di spese e sono senza prospettiva di guadagno. Quando c’era la concessione di licenza la situazione era diversa. Le regole erano di buon senso, favorivano una maggiore proposta sulla stessa via, ora, invece, ti trovi qualsiasi cosa una vicino all’altra. Chi teneva aperto perché aspettava la persona interessata, oggi non lo fa più. Questo è il primo distinguo da fare

Poi ci sono state le liberalizzazioni degli orari. Prima sei domeniche all’anno si teneva aperto e si arrivava a 10/12 con le Feste Comandate ed era un metodo che garantiva anche alla famiglia che gestiva il negozio di organizzare il suo lavoro, oggi è impossibile, c’è anche una concorrenza allucinante, compresi i negozi cinesi che hanno le loro regole, diverse dalle nostre e poi c’è il mondo dell’ e commerce e di Internet che hanno messo in crisi il negozio tradizionale.

L’aspetto positivo, però, ’è che c’è un ritorno a chi vuole il contatto umano, a chi vuole essere servito e consigliato da un commesso. Nel mio settore, per esempio, ogni piede ha la sua necessità. La nostra competenza non è vendibile sulla Rete, è qualcosa che hai grazie all’esperienza con i clienti, che scelgono di andare in un negozio, per esempio, per il titolare. La gente che decide di venire da noi, alla cassa chiede uno sconto che noi facciamo, oppure offriamo il caffè, risolviamo i problemi qualora ce ne siano, facciamo, a volte, provare il prodotto a casa, avvisiamo che è arrivato un prodotto che può piacere, secondo i loro gusti e sono questi servizi la nostra forza. Il calo è innegabile, ma noi, con la nostre competenze, possiamo mantenere quel gruppo di clienti che possono anche tornare. È importante il prodotto, come chi lo vende!”