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Botteghe Oscure, ex quartier generale del PCI, oggi hotel di lusso. E il cinema Maestoso si prepara a rinascere dopo il degrado

Dall’ufficio di Enrico Berlinguer trasformato in una camera d’albergo a cinque stelle al cinema di Riccardo Morandi che riaprirà dopo otto anni di chiusura. Roma cambia volto e destinazione ai suoi luoghi simbolo, tra memoria politica, recupero architettonico e nuove operazioni immobiliari

Botteghe Oscure, ex quartier generale del PCI, oggi hotel di lusso. E il cinema Maestoso si prepara a rinascere dopo il degrado

Il balcone da cui si affacciava Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano, è ancora lì. Si trova al terzo piano del palazzo di via delle Botteghe Oscure, nel cuore di Roma, ma oggi non appartiene più alla storia di un partito politico. È diventato parte della camera 207 del Thompson Rome, il nuovo hotel a cinque stelle che ha aperto nell’edificio che per quasi mezzo secolo ha ospitato la sede nazionale del Pci.

Dove un tempo si riunivano i dirigenti del Pci, oggi soggiornano turisti internazionali. L’ufficio sobrio del segretario è diventato una camera d’albergo, con arredi di design e servizi di lusso. Il palazzo, conosciuto come il «Bottegone», è stato trasformato in una struttura ricettiva di 69 camere e due suite, con ristorante al sesto piano e un roof garden destinato ad aprire con vista sui tetti della Capitale.

Le tariffe pubblicate online partono da diverse centinaia di euro a notte, mentre le sistemazioni più esclusive possono raggiungere cifre decisamente più elevate.

La nuova proprietà, il gruppo americano Hyatt Hotels Corporation, ha investito in un edificio dalla storia particolare, destinato a diventare una delle strutture ricettive più prestigiose del centro storico. Nella comunicazione dell’hotel si sottolinea la posizione strategica e il valore storico della strada, ma il passato politico del palazzo rimane piuttosto defilato.

Il palazzo di Berlinguer diventa un albergo

Al piano terra è ancora visibile il busto di Antonio Gramsci, collocato tra l’ascensore e le scale. Nei corridoi sono rimasti alcuni oggetti che raccontano il passato dell’edificio: una cassaforte rinvenuta durante i lavori e una teca con la bandiera della Comune di Parigi, insieme a una scultura di Giò Pomodoro, sottoposte alla tutela della Soprintendenza.

La camera 207 occupa quello che fu l’ufficio di Enrico Berlinguer. Dal balcone il segretario del PCI si affacciava durante una delle stagioni più intense della storia politica italiana. Nel giugno 1976, davanti a una folla di militanti e sostenitori, pronunciò la celebre frase: «Un italiano su tre vota comunista!».

Oggi, da quello stesso balcone, si osserva il traffico quotidiano di via delle Botteghe Oscure.

Il contrasto è evidente. Il vecchio Bottegone era una vera cittadella politica, un edificio di sette piani e circa 800 metri quadrati, organizzato per ospitare tutte le attività del partito. C’erano il garage, l’infermeria, la banca, il gruppo elettrogeno.

Al piano terra si trovava la libreria Rinascita, mentre ai piani superiori erano distribuiti gli uffici e gli spazi delle diverse strutture del PCI. Al quinto piano si riuniva il Comitato centrale, con incontri che potevano durare anche dodici ore. Al terzo piano c’era la sala della Direzione, al sesto la sezione stampa e propaganda.

Le scale che oggi salgono verso le camere e il ristorante erano percorse da dirigenti come Giancarlo Pajetta, Giorgio Amendola e Achille Occhetto.

Togliatti, Nilde Iotti e la vita nella cittadella comunista

Botteghe Oscure custodisce anche storie meno conosciute, legate alla vita privata dei suoi protagonisti. In un sottotetto del palazzo vissero per anni, in semiclandestinità, Palmiro Togliatti e Nilde Iotti. Una relazione che, per ragioni politiche e personali, non poteva essere resa pubblica.

Il palazzo era un mondo a sé, con una propria organizzazione e regole precise. La vita dei funzionari era improntata alla sobrietà, alla disciplina e a un forte senso di appartenenza. Redditi contenuti, utilizzo dei mezzi pubblici, abitazioni modeste e lunghe giornate di lavoro facevano parte della quotidianità.

Una realtà molto distante da quella che oggi caratterizza gli ambienti dell’hotel, frequentati da una clientela internazionale alla ricerca di un soggiorno esclusivo nel centro di Roma.

La trasformazione del Bottegone è così anche il simbolo di un cambiamento più ampio: quello di una città nella quale gli spazi della politica e della militanza diventano luoghi del turismo e dell’ospitalità di lusso.

Non è necessariamente una contraddizione. Gli edifici possono cambiare funzione e continuare a raccontare la propria storia. Ma resta da capire quanto di quella memoria sarà davvero valorizzato e quanto, invece, diventerà soltanto un elemento di fascino da utilizzare nella promozione commerciale.

Il Maestoso, dopo otto anni partono i lavori per la riapertura

Un’altra trasformazione importante riguarda il cinema Maestoso, nell’Appio-Tuscolano. Qui, dopo otto anni di chiusura, sono finalmente partiti i lavori per recuperare uno degli edifici più rappresentativi del quartiere.

Chiuso dal giugno 2018 per problemi di stabilità, il complesso progettato da Riccardo Morandi nel 1954 e inaugurato nel 1957 è rimasto a lungo in uno stato di degrado, diventando una ferita per i residenti.

Negli anni Sessanta il Maestoso era uno dei principali punti di riferimento della vita culturale romana. La sua chiusura ha lasciato un vuoto che gli abitanti non hanno mai smesso di segnalare, come testimonia anche la pagina Facebook «Riapriamo il cinema Maestoso», nata per mantenere viva la richiesta di recupero della struttura.

Secondo quanto raccontato dal Corriere della Sera, il cantiere si trova attualmente nella fase di strip-out, cioè nella rimozione delle aggiunte realizzate negli anni Novanta. L’obiettivo è riportare alla luce gli ambienti originari progettati da Morandi e restituire al complesso una nuova funzione culturale e commerciale.

L’ingegnere Luca Buonanotte, che segue il progetto insieme al geometra Federico Del Monte, ha spiegato al quotidiano che la volontà è mantenere il mix funzionale tra attività commerciali, sale cinematografiche e residenze.

Le quattro grandi sale realizzate negli anni Novanta potrebbero essere ripensate, valutando la possibilità di aumentare il numero degli schermi. Il palco sarà avanzato per ottimizzare gli spazi e consentire anche l’organizzazione di congressi e conferenze durante il giorno.

La superficie commerciale dovrebbe essere ricavata dai vecchi corridoi, senza sacrificare le sale. Anche gli ambienti precedentemente destinati agli spogliatoi e alla cabina di regia saranno recuperati per nuove proiezioni.

Cambierà invece la disposizione dei posti: la distanza tra le file passerà dai 70 centimetri del passato a circa 2,20 metri, secondo i progettisti, per garantire migliori condizioni di comfort e qualità audiovisiva.

Nel progetto sono previsti anche un ristorante e una gelateria, ma il cinema resterà il fulcro dell’intera operazione. Si valuta inoltre la possibilità di introdurre la tecnologia Imax, qualora compatibile con i volumi dell’edificio.

I tempi stimati sono di due o tre anni, ma dipenderanno anche dalle autorizzazioni della Soprintendenza.

Roma cambia, ma non dovrebbe dimenticare

Botteghe Oscure e il Maestoso raccontano due percorsi differenti. Nel primo caso, un luogo simbolo della storia politica italiana è già diventato un albergo di lusso. Nel secondo, un cinema storico si prepara a una nuova stagione, con la promessa di restituire al territorio una funzione culturale.

Entrambi, però, pongono una domanda sul futuro della città: che cosa resta della memoria collettiva quando gli spazi che l’hanno custodita cambiano destinazione?

Non si tratta di pretendere che Roma rimanga immobile o che ogni edificio conservi per sempre la propria funzione originaria. Le città vivono anche grazie alle trasformazioni, agli investimenti e alla capacità di reinventare i propri spazi.

Ma il cambiamento non dovrebbe tradursi nella cancellazione del significato dei luoghi. Botteghe Oscure non può diventare soltanto un indirizzo prestigioso per il turismo internazionale, così come il Maestoso non dovrebbe ridursi a un contenitore commerciale con qualche schermo cinematografico.

Roma non può vivere soltanto di ricordi, ma non può nemmeno permettersi di dimenticarli. Perché un edificio può cambiare insegna, funzione e proprietario. Quello che non dovrebbe perdere è il legame con la storia che lo ha reso parte della città.

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