Il Comune accelera sul superamento delle botticelle proponendo agli ultimi vetturini la conversione della licenza in taxi. Ma chi ancora lavora con i cavalli nel centro storico respinge l’idea: “Non è solo un lavoro, è una tradizione”. Sullo sfondo il dibattito sul benessere animale, il caldo record e il futuro di una delle immagini più controverse della Capitale.
A Roma il confronto sulle botticelle torna ad accendersi. Da una parte l’amministrazione capitolina, che da anni punta a ridurre progressivamente la presenza delle carrozze trainate da cavalli nel centro storico. Dall’altra gli ultimi vetturini rimasti, determinati a difendere un mestiere che considerano parte integrante della tradizione romana.
L’ultima proposta arrivata dal Campidoglio prevede la possibilità di trasformare le licenze delle botticelle in licenze taxi. Un’opportunità che, nelle intenzioni del Comune, dovrebbe favorire l’uscita definitiva dei cavalli dalle strade cittadine. Ma tra gli operatori del settore l’accoglienza è stata tutt’altro che entusiasta.
“Non vogliamo diventare tassisti”
Nelle aree autorizzate del centro, dove le botticelle continuano a rappresentare un’attrazione per molti turisti, il messaggio è pressoché unanime: abbandonare i cavalli non rientra nei programmi di chi svolge questa attività da anni.
Per i vetturini il rapporto con gli animali è parte essenziale del lavoro. Non si tratta soltanto di accompagnare i visitatori tra le bellezze della città, ma di dedicare tempo e attenzione quotidiana alla cura dei cavalli, con turni, riposi e controlli costanti. Una posizione che si scontra con quella di chi ritiene ormai incompatibile la presenza degli animali nel traffico e nelle temperature sempre più elevate delle estati romane.
Tra tradizione, polemiche e concorrenza
Negli ultimi anni il numero delle botticelle è diminuito drasticamente. Se un tempo erano una presenza abituale nelle zone più monumentali della città, oggi rappresentano una realtà numericamente molto ridotta.
I vetturini lamentano inoltre una progressiva perdita di clienti, attribuita non soltanto alle campagne contro l’utilizzo dei cavalli, ma anche alla crescente diffusione di mezzi turistici alternativi, dalle golf cart ai tour elettrici, sempre più richiesti dai visitatori.
Il dibattito resta aperto. Da una parte c’è chi considera le botticelle un simbolo storico di Roma da preservare, dall’altra chi le ritiene un modello ormai superato. Nel mezzo ci sono sedici licenze ancora attive e altrettante famiglie che chiedono di poter continuare a svolgere un mestiere tramandato nel tempo. Mentre il Campidoglio ragiona sul futuro, i cavalli continuano a sostare all’ombra delle piazze monumentali della Capitale. E la domanda resta la stessa: Roma può rinunciare a una delle sue immagini più iconiche o è arrivato il momento di voltare definitivamente pagina?

