di Fabio Carosi
“Caro Procuratore Pignatone e caro sostituto Galanti, visto che ci parliamo spesso e che stiamo procedendo alla nomina di un direttore regionale, vi mando tutti i curricula per avere eventuali osservazioni”. Chi scrive è il dottor Andrea Tardiola, segretario generale della Regione Lazio, dominus dell’amministrazione Zingaretti che nel giugno scorso ha sancito grazie ad una mail e a una lettera ufficiale l’asse strettissimo che esiste tra la Regione Lazio e la Procura di Roma. O viceversa. Insomma che non si muove foglia che la Procura non voglia.
Vista così potrebbe essere la più grande operazione di tattica prudentistica di Nicola Zingaretti che, dopo una serie di scandali, prima di procedere alle nomine si consulta con il Procuratore capo di Roma, il dottor Giuseppe Pignatone. A parte l’imbarazzo istituzionale per cui viene sancita l’autonomia zero di via Rosa Raimondi Garibaldi, esiste una chiave di lettura che ridicolizza ruolo e autonomia dei poteri: un’istituzione che chiede aiuto alla magistratura per la selezione dei curricula è decisamente imbarazzante. Ancora di più se poi c’è da nominare il direttore dell’area rRifiuti, il superdirigente che prende il posto di Luca Fegatelli, chiamato dalla Procura in causa insieme all’intera prima linea di governo regionale del settore nel ciclone della maxininchiesta e quindi del processo sui rifiuti. E ancora di più se il Segretario generale della Regione Lazio non si limita a scrivere al solo Procuratore Capo, ma mette in copia anche il sostituto che nel processo rappresenta il piemme, cioè l’accusa. E Se Cerroni è accusato di aver brigato con la Regione Lazio, i documenti certificano che la Regione Lazio briga con la Procura forse per paura di sbagliare, molto per tatticismo e forse ancora di più per avere un minimo di tutela sulle decisioni.
La lettera ufficiale che affaritaliani.it pubblica in esclusiva è stata scritta lo scorso 12 giugno ed è un concentrato di imbarazzo istituzionale. Come dire: “… se la Procura mi dice chi devo nominare.. “. Oppure ancora.. “se nomino tizio o caio può andar bene” e getta un’ombra inquietante sul rapporto di lealtà della Regione con i propri cittadini e addirittura coni candidati che ufficialmente ambivano a quel posto, visto che la loro storia professionale è finita direttamente dai magistrati. E anche, si potrebbe aggiungere, sulla nomina al posto di Luca Fegatelli della dottoressa Manuela Manetti. Così almeno risulta dal sito internet della Regione Lazio, il cui ultimo aggiornamento risale guarda caso al 12 giugno di quest’anno. Lo stesso giorno in cui il dottore Tardiola, scrive quasi supino alla Procura spiegando che “L’attribuzione di un incarico dirigenziale è un’attività routinaria per un’amministrazione come la Regione Lazio”.
Recuperata la prudenza del caso, si affetta a spiegare che, “Tuttavia, nel caso in questione, ritengo necessario segnalare al suo ufficio i criteri che informano i nostri comportamenti amministrativi per questa specifica procedura, particolarmente delicata laddove insiste su un settore ad alto rischio come quello dei rifiuti”. La conclusione è da manuale del rapporto tra poteri: “Le sarà grato se vorrà formularci le sue eventuali osservazioni”.
E cosa si aspettava il numero due dell’amministrazione Zingaretti? Forse un’indagine sui curricula, un via libera sul nome di tizio o di caio? Oppure ancora, la certezza che l’indagine di Galanti fosse arrivata a conclusione e che quindi la tempesta si fosse sopita? Oppure una nomina di Galanti, tale da tutelare ogni azione della Regione?
C’è da chiederselo perché, dopo aver inviato la lettera ufficiale con tanto di allegati in data 12 giugno e ricevuta come da timbro della Procura lo stesso giorno, il Segretario Generale raddoppia. Dal suo personal computer regionale manda una mail al sostituto procuratore Galanti. Sono le 20,14 di giovedì 12 giugno quando allo stesso Galanti arriva l’oggetto “Dirigente settore rifiuti Regione Lazio” che contiene l’allegato della lettera già protocollata in arrivo in formato pdf. E qui Tardiola si supera, confessando la stretta relazione istituzionalmente atipica che intercorre tra Regione e Procura. Scrive infatti: “Come le ho anticipato telefonicamente, le invio… sia quelli che abbiamo valutato positivamente, sia quelli che hanno fatto domanda ma non eligibili”. Poi la perla, tremenda: “Ad ogni modo, come ci siamo detti, prima di assumere una decisione definitiva sarebbe dirimente saper se ci sono ulteriori elementi di valutazione da prendere in considerazione”. Può bastare? No la chiosa della mail è un capolavoro degno di un segretario regionale che aspetta solo il via libera della Procura per fare il suo lavoro. Sempre Tardioli affettuosamente al dottor Galanti: “Vista l’urgenza di ricoprire l’ufficio, che ha incombenze ben pesanti, se può essere utile mi libero per raggiungerla e condividere questi elementi. Buona serata”.
E buona sera anche all’indipendenza del potere politico e della pubblica amministrazione dalla magistratura, nonché un addio all’autonomia. A Roma chi decide i direttore della Regione è la Procura. Altro che curricula, trasparenza. Sono solo chiacchiere e mail imbarazzanti. C’è da chiedersi se anche per altre decisioni la Regione Lazio prima di muoversi chieda il conforto di qualche sostituto.
Nota: i documenti che affaritaliani.it pubblica in allegato all’articolo sono contenuti nel fascicolo sull’inchiesta del processo Cerroni, quindi consultabili da qualsiasi legale. Cosa poi c’entrano col processo in corso, rimane un mistero.

