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Cemento sull’agro romano. “Una vergogna ambientale”

“Inaccettabile delibera regionale”. Viene così bollata da Italia Nostra il provvedimento approvato in Giunta che elimina la tutela paesaggistica su 30 corsi d’acqua tra cui il Fosso delle Tre Fontane al centro di un annoso progetto edilizio

“Ogni giorno scompare sotto il cemento l’agro romano sia con l’abusivismo che con nuove convenzioni edilizie”. Lo denuncia Italia Nostra che punta il dito contro la delibera approvata dalla Giunta della Regione Lazio che ha considerato ‘irrilevanti ai fini paesaggistici’ circa 30 corsi d’acqua sulla base delle segnalazioni delle Amministrazioni comunali.
“Nell’elenco c’è il corso d’acqua che ci risulta essere il vero scopo della delibera e di tanta fretta: il Fosso delle Tre Fontane che fa parte del comprensorio edilizio noto come ‘I 60’, fosso posto recentemente sotto sequestro da parte della Procura in quanto era in corso, abusivamente, il riempimento del suo alveo, per la distruzione del corso d’acqua e della sua vegetazione ripariale – denuncia l’associazione – A pag. 13 della delibera è evidente il frenetico attivismo avvenuto, dopo il sequestro, tra la Regione e il Comune che insieme sono andati a trovare un ‘errore di graficizzazione’ (tutto da verificare) nella misurazione dei limiti di pubblicità dell’acqua pubblica su una mappa IGM della seconda metà dell’800. Infatti per dimostrare il presunto errore l’Assessore Civita riesuma una Gazzetta Ufficiale del 1910, ma ne applica soltanto la parte necessaria alla esclusione del vincolo proprio nell’area interessata dal progetto edilizio, ci risulta omettendo di applicare la parte che obbliga a misurare tale vincolo sino alla presa d’acqua a monte del corso d’acqua dove esiste dal 1907 una azienda agricola con la relativa presa d’acqua. La corretta applicazione del G.U. del 1910 comprenderebbe infatti tutta l’area del progetto edilizio. Meraviglia tanta solerzia vista la totale mancanza dei dovuti controlli sull’esistenza del vincolo da parte sia da parte del Comune che della Regione quando hanno approvato il progetto edilizio che, necessariamente, dovrà essere modificato visto che rimangono, comunque, validi i 10 metri di rispetto di acqua pubblica che non hanno potuto eliminare. Italia Nostra per quanto riguarda l’inaccettabile delibera regionale non rinuncia ad esercitare tutte le azioni che la possano invalidare anche pretendendo un controllo e un intervento del Ministero dei Beni culturali e paesaggistici che ne ha il potere”.