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Chi si prenderà cura degli anziani di domani? Numeri e prospettive sulla Capitale

Nella Capitale cresce la popolazione anziana, mentre assistenza domiciliare e strutture residenziali faticano a rispondere ai bisogni. Il peso della non autosufficienza ricade sulle famiglie, tra costi, rinunce e solitudine.

Chi si prenderà cura degli anziani di domani? Numeri e prospettive sulla Capitale

A Roma l’emergenza non ha il rumore di un pronto soccorso affollato. Spesso è silenziosa: un anziano che non esce più di casa, una figlia che riduce l’orario di lavoro, una pensione consumata dalle spese per una badante. È la fotografia di una Capitale che invecchia più rapidamente di quanto riesca a riorganizzare la propria assistenza.

Oltre duecento anziani ogni cento ragazzi

L’Annuario statistico 2025 di Roma Capitale, su dati anagrafici 2024, registra un indice di vecchiaia di 208,5: oltre due residenti con almeno 65 anni per ogni ragazzo sotto i 15. Nel Municipio I l’indice sale a 304,8. E la solitudine pesa: un documento comunale del 2026 cita una stima di circa 130mila anziani che vivono soli.

Non tutti hanno bisogno di cure continuative, ma con l’avanzare dell’età aumentano fragilità, malattie croniche e difficoltà negli spostamenti. Il problema esplode quando a un ricovero segue il ritorno a casa, senza qualcuno in grado di garantire assistenza quotidiana.

Assistenza domiciliare, RSA e il lavoro invisibile dei caregiver

Nel 2024 gli anziani raggiunti dal SAISA, l’assistenza domiciliare sociale dei municipi, sono stati 3.729; 5.210 quelli assistiti complessivamente con le diverse misure comunali. Numeri che non comprendono tutta l’assistenza sanitaria, ma mostrano le dimensioni dell’intervento sociale diretto.

Su scala regionale il divario appare ancora più evidente. Secondo il rapporto Welfare Index PMI Lazio 2025, i non autosufficienti over 65 erano stimati in 351mila all’inizio del 2024. Sulla base dei dati 2022, l’assistenza domiciliare integrata ne raggiungeva 77mila, il 22%. Le RSA ospitavano appena il 4% degli ultrasettantacinquenni non autosufficienti, contro il 10% nazionale. Nel vuoto intervengono figli, coniugi e caregiver familiari, spesso costretti a tenere insieme lavoro, reddito e assistenza. E dove non c’è una famiglia disponibile, il rischio è che la non autosufficienza si trasformi in isolamento.

La sfida per Campidoglio e Regione non può ridursi a nuovi posti letto: servono più assistenza domiciliare, continuità tra ospedale e territorio, sostegno per chi assiste e reti di prossimità. Perché vivere più a lungo è una conquista. Dover affrontare da soli la vecchiaia non dovrebbe esserne il prezzo.

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