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Chi vota Grillo non lo dice. “La politica è morta in diretta tv”

Chi vota Grillo non lo dice. “La politica è morta in diretta tv”
L’ANALISI. Gian Maria Fara, sociologo, docente di Scienze dell’opinione pubblica e presidente dell’Eurispes, sceglie Affaritaliani.it per spiegare come nasce e quali risultati avrà il “fenomeno Cinque Stelle”. “Il Movimento Cinque Stelle sta raccogliendo il dissenso, il disagio, la protesta dei cittadini che non si sentono rappresentati dai partiti tradizionali”. E sulla reazione dei partiti: “Ora corrono a chiedere sondaggi, penso che abbiamo fatto lo stesso errore che fecero con la Lega”

di Titta Poli

Guida l’Eurispes, il più importane istituto privato di studi e ricerca, dal 1982; ha studiato, analizzato, sviscerato per tre decenni la società italiana delle ultime generazioni, “ficcando il naso” negli affari delle famiglie italiane per tracciare un identikit dei “cittadini che siamo diventati”. Sociologo e docente universitario di Scienze dell’Opinione Pubblica, Gian Maria Fara è un fine e lucido conoscitore della politica, dei suoi meccanismi e dei suoi protagonisti. In occasione dell’ultimo Rapporto Italia, il venticinquesimo, ha lanciato un feroce atto d’accusa parlando di un “Paese completamente ripiegato sul suo presente, caratterizzato da un’insoddisfazione senza precedenti nella storia recente italiana”. Ha scelto Affaritaliani.it per riflettere sul fenomeno del Movimento Cinque Stelle.
Presidente Fara come valuta Grillo e i grillini ?
“Lo valuto con grande attenzione e interesse perché non lo reputo un fenomeno né casuale, né passeggero, né estemporaneo. Il Movimento Cinque Stelle sta raccogliendo il dissenso, il disagio, la protesta dei cittadini che non si sentono rappresentati dai partiti tradizionali. La sensazione che abbiamo raccolto da indagini, ricerche e anche dagli studi dell’ultimo Rapporto Italia è che quello destinato a loro sia un voto “contro” e non “per”, fortemente caratterizzato da un sentimento di protesta”.

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I partiti tradizionali hanno capito la portata di questo fenomeno o l’hanno sottovalutata?
“Inizialmente l’hanno sottovalutata, ora iniziano ad averne timore: le rilevazioni, che non possono essere rese pubbliche in queste ore, ma che le forze politiche stanno continuando a commissionare, danno il Movimento di Grillo in forte crescita, più forte di quanto gli stessi partiti non temessero. Penso che i partiti tradizionali abbiamo fatto lo stesso errore che fecero con la Lega, considerandola come un movimento passeggero, quanto invece nel corso degli anni abbia influito è ormai chiaro a tutti”.
E’ plausibile l’ipotesi che molti di quelli che voteranno il Movimento Cinque Stelle non lo dichiarano apertamente?
“Questo mi sembra del tutto normale: anche molti elettori di Berlusconi in passato non dichiaravano di votare Berlusconi. Ho la sensazione che i risultati andranno molto oltre le aspettative”.
La maggior parte dei candidati del Movimento Cinque Stelle non ha alcuna esperienza né di politica, né di partito, né di amministrazione. Questo non sarà un problema?
“L’esperienza è una cosa importante ma la dimostrazione che i partiti hanno dato in questi anni è di un’esperienza volta al male. Quindi non mi preoccupa tanto l’inesperienza dei cittadini che non sono avvezzi ai sotterfugi della politica. Impareranno ad essere cattivi anche loro. Anche se noi ci auguriamo invece che possano portare dei cambiamenti positivi”.
Ma una volta catapultati sui banchi del potere saranno obbligati anche loro a dialogare con le altre forze per portare a casa risultati?
“Dovranno imparare che la politica è l’arte del possibile e non l’affermazione tout court delle proprie idee e dei propri programmi. Bisognerà vedere quale sarà la loro capacità non solo di cambiare il sistema, ma anche di integrarsi e confrontarsi”.
Cosa faranno secondo lei appena arriveranno in Parlamento e in consiglio regionale?
“Non credo che arriveranno ad avere un ruolo di Governo. Ma nel Parlamento potranno portare freschezza, condizionare il nuovo esecutivo, far pesare il loro ruolo nel lavoro delle commissioni, insomma farsi sentire”.
Ha fatto bene Grillo a non candidarsi?
“E’ una scelta personale che appartiene ad una sua strategia così come quella di non frequentare i media di massa, facendo parlare di sé senza partecipare. Tutto sommato io penso che la morte della politica sia avvenuta in gran parte in televisione, si può dire che sia avvenuta in diretta”.