È una sera come tante a Tor Pignattara. Valentina e Rachele son due ragazze di trent’anni. Vivono insieme e dopo il lavoro escono spesso nel quartiere, dove tutte le conoscono e dove mai era successo nulla di male. Fino a mercoledì scorso.

Sono da poco passate le 22 quando si trovano a dover passare in mezzo ad un gruppo di uomini. Li conoscono. Passano le serate appoggiate al muretto. Quasi tutti stranieri, intorno alla quarantina. Ma uno di loro è nuovo. L’accento tradisce un’origine tunisina e gli si fa incontro: “Ma che siete lesbiche?” domanda con fare sprezzante. Poi gli insulti.
Le due ragazze si trovano chiuse. Volano le parole, Valentina, prova una reazione, ma Rachele riesce a portarla via di forza, trovando il modo di uscire da quella gabbia di corpi che si era richiusa su di loro. Fanno il giro lungo per non farsi seguire, poi dopo qualche giorno trovano il coraggio di andare dalle Forze dell’Ordine a denunciare il fatto.
Ora che hanno sporto querela sono più tranquille. “Proprio quella sera eravamo andate in una web radio per discutere in un programma sul diritto allo ius soli – racconta Valentina ad affaritaliani.it – ma dovremmo trovare il modo perché certe culture possano integrarsi. Questo tipo di violenza è inaccettabile”.
