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Da Parigi a Milano, il saccheggio diventa e-commerce: i maranza passano dalla vetrina alla vetrinetta online. A Roma Porta Portese profuma di furto

Il 17 e 18 ottobre anche Milano ha visto vetrine sfondate e negozi saccheggiati tra Duomo e Cordusio. Dove finiranno gli articoli rubati? Non ci sono prove che siano già comparsi in vendita online come quelli francesi. Ma la domanda resta. E guardando a Roma, qualche risposta arriva dalle operazioni delle forze dell’ordine.

Da Parigi a Milano, il saccheggio diventa e-commerce: i maranza passano dalla vetrina alla vetrinetta online. A Roma Porta Portese profuma di furto

Profumi, trucchi e vestiti rubati durante i disordini finiscono subito sulle piattaforme digitali, rivenduti quasi con orgoglio e inseguiti da coetanei pronti all’acquisto. Il caso francese inquieta anche l’Italia, dove dopo i recenti episodi di Milano il confine tra bravata, violenza urbana e mercato della refurtiva appare sempre più sottile. A Roma la merce rubata transita da Porta Portese

C’era una volta il bottino nascosto in cantina, piazzato di straforo, magari sussurrando al compratore di fiducia. Oggi no. Oggi il teppista si modernizza, si fa startup di quartiere, si mette in vetrina e, con ammirevole spirito imprenditoriale rovesciato, trasforma il saccheggio in una forma di commercio parallelo. È successo a Parigi, dove parte della merce trafugata e sottratta durante i devastanti assalti ai negozi del centro è comparsa online nel giro di poche ore. Non solo in vendita, ma perfino “certificata” nella provenienza: roba del 17 ottobre, come fosse una capsule collection dell’illegalità.

La refurtiva come marchio: dal saccheggio allo shopping identitario

Il dettaglio più desolante, e insieme più rivelatore, è proprio questo: gli oggetti rubati non vengono nascosti, ma esibiti. Profumi, vestiti, cosmetici, accessori. Tutto proposto sul web con la stessa leggerezza con cui si smercia un usato qualsiasi. E in certi casi con un surplus di vanteria sociale: non una colpa, ma quasi un distintivo di appartenenza. Altro che mercato nero. Qui siamo alla commercializzazione dell’impunità, con un tocco di marketing generazionale.

Il fenomeno racconta molto più di una semplice rivendita illegale. Rivela una mutazione culturale: il furto non è più soltanto reato, ma contenuto. Si ruba, si posta, si rilancia, si vende. E soprattutto si trova chi compra. Perché se c’è un’offerta di “trucchi del 17 ottobre”, vuol dire che esiste pure una domanda. Ed è forse questo il passaggio più amaro: la devianza che smette di vergognarsi e diventa linguaggio condiviso.

L’ombra di Milano e il rischio imitazione anche in Italia

Il caso francese suona come un campanello d’allarme anche per l’Italia. E il pensiero corre inevitabilmente a Milano, dove negli ultimi tempi gli episodi di violenza urbana, baby gang, razzie e comportamenti da branco hanno già mostrato un clima inquietante. Per ora non siamo alla boutique del saccheggio messa online con tanto di etichetta promozionale, ma la traiettoria culturale è quella che preoccupa: la trasgressione che cerca consenso, la sopraffazione che diventa stile, il reato che prova a farsi status.

Milano, in questo senso, è laboratorio e avvertimento. Perché quando il disagio giovanile incontra il narcisismo social e la totale evaporazione del confine morale, il passaggio dalla bravata al business criminale può diventare rapidissimo. E allora Parigi non è più soltanto una notizia estera: è uno specchio un po’ deformante, ma molto vicino.

Piattaforme online, tolleranza zero e una domanda scomoda

Le piattaforme coinvolte hanno assicurato “tolleranza zero”, controlli rafforzati e collaborazione con le autorità. Bene, doveroso. Ma sarebbe ingenuo pensare che il problema si risolva cancellando qualche annuncio. Il punto non è soltanto tecnologico. È sociale, educativo, perfino antropologico. Se un ragazzo mette in vendita refurtiva e un altro la cerca scrivendo candidamente “cerco cosmetici del 17”, il guasto è già avvenuto molto prima del click.

La verità è che non siamo davanti a semplici ladruncoli digitali, ma a un modello che mescola rabbia, emulazione, consumo e identità. Una miscela perfetta per trasformare il caos di strada in economia di strada. E qui l’ironia si ferma, perché resta solo l’amarezza: se il saccheggio diventa e-commerce, il problema non è più solo l’ordine pubblico. È l’idea stessa di società che si sta mettendo all’asta.

A Roma la refurtiva la trovi al mercato

A giugno 2026 la Polizia della Capitale ha sequestrato nello storico mercato romano di Porta Portese oltre 1.300 confezioni di profumi originali, per un valore stimato di 150mila euro. Cinque persone sono state denunciate per ricettazione aggravata; gli investigatori hanno avviato verifiche sui codici dei prodotti per risalire alla provenienza. Dior, Chanel, Tom Ford: il lusso in bancarella, con fatture giudicate sospette. Un caso specifico, naturalmente, non un’accusa ai commercianti regolari di Porta Portese.

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