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Dal cono allo spazzolino è un attimo: se Londra serve il dentifricio in coppetta, Roma risponde con la carbonara

A Chelsea si fa la fila per assaggiare gelati al gusto di dado da brodo, burro salato, salsa di soia e pasta dentifricia, mentre nella Capitale la sfida ai puristi di uno dei simboli italiani nel mondo passa dai piatti tipici della cucina locale

Dal cono allo spazzolino è un attimo: se Londra serve il dentifricio in coppetta, Roma risponde con la carbonara
(Foto di Marco Ottico/LaPresse)

Fra tutti i vanti che l’Italia può annoverare a livello mondiale, il gelato è probabilmente uno dei più riconoscibili. Del resto, basta pronunciarne il nome e il collegamento con il nostro Paese è quasi sempre immediato, essendo ormai diventato un piccolo ambasciatore del Made in Italy all’estero, associato in ogni angolo del mondo alla tradizione artigianale nostrana. O perlomeno, così è stato fin quando qualcuno non ha deciso che qualcosa dovesse cambiare. È ciò che sta accadendo in questi giorni a Chelsea, nel cuore di Londra, dove il The Ice Cream Project della stilista britannica Anya Hindmarch ha trasformato alcuni prodotti che si trovano abitudinariamente nella dispensa d’oltremanica in gusti da gelateria.

The Ice Cream Project, tra nostalgia britannica e gusti fuori dagli schemi

Famosa per aver reso oggetti quotidiani e marchi della cultura popolare degli autentici accessori di lusso, con questo progetto Hindmarch sembra applicare lo stesso principio al cibo attraverso un pop-up estivo che si lega al suo universo creativo e al suo spazio The Village. L’idea di fondo è abbastanza semplice. Si prendono i brand più iconici e li si porta in un territorio completamente nuovo, quello del banco frigo.

E così, lo Yorkshire pudding diventa un ingrediente da servire tranquillamente in un cono, i biscotti al cheddar finiscono dentro una crema al formaggio, il burro salato prende il posto della panna tradizionale, il dado Oxo lo si ritrova in un gelato al brodo di manzo e il dentifricio Euthymol diviene una crema al gusto fresco di eucalipto e timo. Insomma, una specie di “terrorismo gastronomico” ai nostri occhi, la cui unica vittima potrebbe essere il palato di chi è abituato a ben altro, ma che è riuscito in ogni caso ad attirare l’attenzione di influencer, famiglie, studenti, lavoratori e curiosi.

Accanto a quelle che alcuni potrebbero ritenere delle mere provocazioni, per fortuna ci sono anche dei gusti più rincuoranti. Basti pensare al sorbetto all’arancia ispirato a Capri-Sun, al gelato al caffè Illy, a quello allo zenzero con i biscotti McVitie’s o alle versioni dedicate ai grandi classici dolciari del Regno Unito in grado di rassicurare chi dinanzi a novità del genere storcerebbe, e non poco, il naso.

Dal cono allo spazzolino è un attimo: se Londra serve il dentifricio in coppetta, Roma risponde con la carbonara
Una coppetta di gelato alla carbonara, tra le proposte più insolite con cui alcune gelaterie romane reinterpretano la tradizione gastronomica locale

Nella Capitale la sperimentazione passa dalla cucina tipica

Una cosa che accadrebbe sicuramente qui da noi, poiché se nel londinese la pasta dentifricia finisce per essere servita in coppetta, a Roma si preferisce di gran lunga guardare alla cucina tipica locale piuttosto che agli scaffali di un supermercato. Nella Capitale, infatti, benché il gelato abbia smesso da tempo di essere soltanto stracciatella, pistacchio e nocciola, è comunque rimasto legato ai piaceri della tavola. C’è chi ha reso un grande classico romano come la carbonara in un gusto da cono, con tanto di guanciale croccante, come nella ricerca portata avanti da Torcè. Oppure, ci sono realtà come Fata Morgana, dove da anni il banco del gelato è più simile ad un piccolo laboratorio creativo in cui si sperimentano accostamenti insoliti, ingredienti inattesi e gusti capaci di sorprendere prima ancora di essere assaggiati. A queste si aggiunge Otaleg, che ha fatto della sperimentazione uno dei suoi tratti distintivi, giocando con ingredienti lontani dalla gelateria più tradizionale.

Certo, tra una coppetta al pecorino e una al dentifricio ce ne passa di acqua sotto i ponti, ma il meccanismo rimane sostanzialmente lo stesso. Si tratta, in effetti, di prendere un sapore familiare e cambiarlo completamente, seppur con una differenza sostanziale: se a Londra il cucchiaino sa di Euthymol, nella città eterna continua ad avere un retrogusto decisamente più da osteria. E, almeno per il momento, forse, va benissimo così.