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Dal tramonto del Pci, all’alba dei Democratici

Sarebbe riduttivo definirlo ora semplicemente assessore alla cultura degli anni del Sindaco Rutelli e Veltroni (dal 1993 al 2006) e del “modello Roma”, perché Gianni  Borgna scomparso nella notte oltre ad essere uno scrittore un saggista e un uomo politico è stato un intellettuale poliedrico, una figura quasi rinascimentale. Un protagonista del dibattito nella sinistra romana dagli Anni Settanta fino al Duemila, quando nelle sezioni del “partito” si discuteva in maniera animata e magari si finiva anche a fare a sediate come hanno raccontato in parecchi, ma per uscire fuori dalle riunioni sempre con proposte e idee nuove.
Gianni Borgna è stato uno dei leader nella storia del centrosinistra romano. Dal 1975 al 1985 Consigliere regionale del Lazio, nel 1983 Presidente della Commissione Cultura della Regione. Dal 1988 al 1992 è stato Consigliere della Biennale di Venezia. Dal 1993 al 2006 assessore alla Cultura del Comune di Roma, sotto Rutelli sindaco e in parte con Veltroni. Dal 27 dicembre 2006 era stato nominato Presidente della Fondazione Musica per Roma succedendo a Goffredo Bettini. Alla morte di Nicolini creatore dell’Estate romana, dal quale aveva raccolto il testimone di assessore alla cultura (era il periodo dei sindaci “illuminati” Argan e Petroselli), non nascose la gratitudine per il lavoro immenso svolto dal suo amico di una vita Renato, che aveva “scavato le fondamenta per la cultura a Roma”.
Filosofo di formazione aveva raggiunto la docenza universitaria insegnando Storia e critica del film, ma la sua vera passione per la quale ha impegnato una vita di indagini è stato lo studio della storia della musica leggera italiana, alla quale ha dedicato un fortunatissimo volume che ha conosciuto decine di edizioni. Fino al 2009 ha infatti occupato la cattedra di Sociologia della Musica nella facoltà di Lettere a Tor Vergata. Aveva cominciato a fare politica negli anni di Pasolini e del Pci, della fotografia ormai passata alla storia che cattura un giovanissimo Veltroni in jeans che ascolta lo scrittore friulano durante un comizio. Aveva assisitito al tramonto di un’epoca, quella del Pci e, a sua volta, visto e incoraggiato l’alba di una nuova era: quella del Partito Democratico.
L’ultima immagine ce lo consegna in un tramonto romano, nell’ora della “luce a cavallo” come dicono i cinematografari, mentre con la sua borsa di pelle gonfia di libri, documenti e scartafacci, cammina nelle strade della “suburra” dietro via Cavour con alcuni studenti universitari al seguito che gli chiedono lumi sul suo manuale, proponendo aggiornamenti e correzioni. Nonostante fossero trascorsi trentanni dai comizi in piazza, non aveva mai smarrito la fede nella forza della cultura, del dialogo e del confronto.

Patrizio J. Macci