La crisi di Stellantis ha colpito duramente la filiera dell’automotive laziale, in particolare l’indotto di Cassino, dove centinaia di piccole e medie imprese vivono nell’incertezza. Per questo la Regione ha varato un piano straordinario da 275 milioni di euro, realizzato insieme alla BEI, con l’obiettivo di evitare la deindustrializzazione del territorio. La misura più attesa riguarda i 120 milioni blindati per sostenere le aziende della filiera, con finanziamenti a tassi azzerati e garanzie pubbliche.
Le PMI dell’indotto temono un cambiamento troppo rapido
Il settore vive una fase di transizione complessa, tra elettrificazione, riduzione dei volumi e riorganizzazione globale delle produzioni. Le PMI dell’indotto rischiano di essere travolte da un cambiamento troppo rapido, senza il tempo di riconvertire impianti e competenze. Il piano regionale punta proprio a questo: dare ossigeno immediato e accompagnare la trasformazione tecnologica, sostenendo investimenti in digitalizzazione, robotica, materiali innovativi e formazione.
Il piano da 275 milioni è solo un primo passo
Cassino rappresenta un simbolo industriale per il Lazio. La sua tenuta non riguarda solo l’automotive, ma l’intero equilibrio economico del Frusinate. Il nuovo scudo finanziario vuole evitare un effetto domino che potrebbe colpire migliaia di lavoratori. Le imprese accolgono con favore il piano, ma chiedono tempi rapidi e procedure semplificate. La Regione, dal canto suo, parla di un intervento “di sistema”, pensato per proteggere la manifattura e rilanciare la competitività del territorio.
Il futuro dell’automotive nel Lazio dipenderà dalla capacità di innovare e di inserirsi nelle nuove catene globali del valore.
Il piano da 275 milioni è un primo passo, ma serviranno strategie di lungo periodo e un dialogo costante con il governo e con Stellantis. La sfida è aperta e riguarda non solo un settore, ma l’identità industriale della regione.

