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Debiti scomparsi, i soldi nel mattone. Una maxi truffa da 60 milioni di euro

Creavano cooperative ad hoc per produrre fatture inesistenti e truffare così il fisco a beneficio di un consorzio che opera a livello nazionale nelle pulizie e nel facchinaggio. A capo di un gruppo di consulenti fiscali ci sarebbe stato il commercialista romano Gino Severini, noto per essere stato tra l’altro presidente dell’Arezzo Calcio. Arrestato con lui anche un commercialista di Fiumicino. I soldi occultati venivano reinvestiti nell’acquisto di immobili. L’inchiesta della Guardia di Finanza vede indagate complessivamente 49 persone che dovranno rispondere del reato di associazione a delinquere. IL VIDEO

Un macchinoso sistema fraudolento ai danni dell’Erario era stato orchestrato da un gruppo di commercialisti di Roma, a beneficio di un noto consorzio operante a livello nazionale nel settore delle pulizie e del facchinaggio. Una truffa da 60 milioni di euro reinvestiti dalla banda di consulenti truffaldini nell’acquisto di beni immobili tra Roma e Fiumicino.

La scoperta della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma che, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia, hanno fatto piena luce sull’attività dell’organizzazione, capeggiata da Gino Severini. Il professionista romano, noto alle cronache per essere stato, tra l’altro, presidente dell’Arezzo Calcio, grazie ai consigli dei consulenti, aveva creato una rete di cooperative, cui erano state preposte “teste di legno”, che venivano fatte scomparire dopo aver addossato loro i debiti tributari e contributivi del consorzio.
Dagli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Fiumicino, resi ardui dalla mancanza di tutta la documentazione amministrativo-contabile fatta sparire per impedire la ricostruzione del giro d’affari, è emerso, oltre all’occultamento al Fisco di ricavi per circa 60 milioni di euro, che i proventi della frode fiscale venivano investiti nell’acquisto di immobili, fatti confluire in una società appositamente creata, i cui dominus occulti erano alcuni degli indagati.
Gli elementi raccolti hanno consentito al Pubblico Ministero di richiedere ed ottenere dal Giudice delle Indagini Preliminari Giovanni Giorgianni, l’emissione di sette provvedimenti restrittivi della libertà personale (tra cui due nei confronti di professionisti) e di sequestro preventivo di beni mobili ed immobili – ubicati a Fiumicino ed a Roma – nonché di conti correnti, per un valore di oltre 10 milioni di euro, volto alla loro confisca “per equivalente”, in relazione alle imposte evase, alle pene pecuniarie ed agli interessi maturati. L’inchiesta vede indagate complessivamente 49 persone, tra capi, gregari e professionisti che dovranno rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.