La Corte d’Assise di Roma condanna l’americano per la morte della compagna Anastasia e della piccola Andromeda. Accolta la richiesta della Procura.
Ergastolo e tre anni di isolamento diurno. È la condanna pronunciata dalla prima Corte d’Assise di Roma nei confronti di Francis Kaufmann, il cittadino americano ritenuto responsabile dell’uccisione della compagna Anastasia Trofimova e della loro bambina Andromeda, di appena undici mesi. Una sentenza di primo grado che arriva a diciassette mesi dal ritrovamento dei corpi nel parco di Villa Pamphili, una delle aree verdi più frequentate della Capitale.
I giudici hanno accolto la richiesta della Procura di Roma, riconoscendo la responsabilità dell’imputato per il duplice omicidio e l’occultamento dei cadaveri. Si chiude così il primo capitolo giudiziario di una vicenda che nel giugno 2025 aveva sconvolto Roma.
Anastasia e Andromeda, due vite spezzate nel parco
Era il 7 giugno 2025 quando i corpi della giovane donna, 28 anni, e della figlia vennero scoperti tra la vegetazione di Villa Pamphili, a poca distanza l’uno dall’altro. Secondo la ricostruzione accusatoria, Kaufmann avrebbe prima ucciso Anastasia soffocandola e, alcune ore dopo, avrebbe strangolato la bambina. Due delitti consumati all’interno di un rapporto familiare e seguiti dall’abbandono dei corpi. L’uomo, conosciuto anche con il falso nome di Rexal Ford, aveva successivamente lasciato l’Italia raggiungendo la Grecia, dove era stato rintracciato e arrestato.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pubblico ministero Antonio Verdi, aveva ricostruito gli spostamenti dell’americano e gli ultimi giorni di vita delle vittime, portando alla contestazione di un duplice omicidio aggravato.
Le aggravanti e la decisione dei giudici
Al centro dell’impianto accusatorio figuravano i motivi futili e abietti, le condizioni di minorata difesa delle vittime, il rapporto sentimentale con Anastasia e quello di parentela con la bambina.
Durante la requisitoria, il pubblico ministero aveva descritto Kaufmann come un uomo lucido e manipolatore, contestando l’ipotesi che le sue condizioni psichiche potessero escluderne la responsabilità penale. La Corte aveva già respinto la richiesta della difesa di disporre una nuova perizia psichiatrica. La decisione del 5 novembre accoglie dunque la richiesta della pubblica accusa: il carcere a vita, accompagnato da un periodo di isolamento diurno particolarmente lungo.
Per i familiari di Anastasia, che hanno perso una figlia e una nipote mai conosciuta, la condanna rappresenta almeno un primo riconoscimento giudiziario delle responsabilità.
Affari Alert
Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.
Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno


