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Di infermieri ne abbiamo?! A Roma ne mancano almeno 10.000, cure sempre più private

Di infermieri ne abbiamo?! A Roma ne mancano almeno 10.000, cure sempre più private

Mancano medici e infermieri, crescono le attese. Il Presidente Rocca difende gli interventi

Nel Lazio curarsi può diventare una corsa a ostacoli. Se non manca il personale, manca l’appuntamento. E quando una visita non arriva, spesso resta una scelta: pagare o cercare altrove. È il quadro del dossier Uil Lazio e Uil Funzione pubblica, presentato al Consiglio regionale, tra dati ufficiali e segnalazioni di pazienti e operatori.

Infermieri introvabili, medici di famiglia in affanno

Secondo le stime sindacali mancano tra 7mila e 10mila infermieri. Nel pubblico se ne contano quattro ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 4,75. Anche il rapporto tra medici e abitanti è più basso del 14,7% rispetto al dato italiano, mentre la dotazione di operatori sociosanitari risulta inferiore del 77%. Sul territorio l’assenza di 358 medici di base potrebbe aggravarsi con i pensionamenti, fino a sfiorare quota mille nel 2028.

Intanto, denuncia la Uil, cresce il peso del privato accreditato, particolarmente forte nella diagnostica e nelle prestazioni programmate. Al pubblico rimangono soprattutto emergenze e pazienti cronici. Per il segretario Maurizio Lago il rischio è una sanità divisa in base al reddito.

Dieci mesi per un esame e milioni che escono dal Lazio

Il dossier cita una colonscopia richiesta il 19 ottobre a Roma, con primo appuntamento disponibile nell’agosto 2027. Un caso che dà la misura del problema. Secondo dati Istat richiamati da Gimbe, nel 2025 il 12,1% dei residenti nel Lazio ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria necessaria.

C’è poi il conto della mobilità sanitaria: nel 2023 la Regione ha registrato un saldo negativo di 191,7 milioni di euro, con più risorse spese per curare i laziali altrove che entrate per i pazienti di altre regioni.

Rocca: organici aumentati, ma il lavoro continua

Il presidente Francesco Rocca replica con i risultati rivendicati dalla Regione: il personale sanitario sarebbe passato da 52mila a circa 58mila dipendenti e, sostiene il governatore, sarebbero state azzerate le attese per la chirurgia oncologica. Resta però necessario rafforzare medicina territoriale, pronto soccorso e retribuzioni, mentre le Regioni chiedono maggiori fondi nazionali.

Due letture diddewrenti del medesimo sistema, un banco di prova comune: non soltanto quante persone vengono assunte, ma quanto rapidamente i cittadini riescono davvero a curarsi.

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