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Dopo il carcere ago e filo. Rebibbia, si studia da sarta

Al via il progetto di reinserimento “Ricuciamo”. Un laboratorio di sartoria all’interno della casa circondariale femminile per insegnare loro una nuova professione, così da riabilitarle nella società civile ed emanciparle economicamente

“Secondo i dati del ministero della Giustizia i detenuti che non partecipano al programma di reinserimento, una volta usciti dal carcere, hanno il 70 per cento di possibilità di tornare a commettere reati. Chi invece ha potuto riavvicinarsi alla società attraverso un impiego, soprattutto esterno, ha solo due probabilità su dieci di sbagliare ancora.
Con questo intento prende il via ‘Ricuciamo’, un progetto rivolto alle detenute del carcere femminile di Rebibbia che ha come scopo quello di attrezzare un laboratorio di sartoria stabile all’interno della casa circondariale femminile per insegnare loro una nuova professione, così da riabilitarle nella società civile ed emanciparle economicamente.
L’iniziativa, promossa dal Dipartimento Promozione delle Politiche Sociali e della Salute, prevede la formazione di trenta detenute attraverso un corso professionale tenuto da docenti qualificati dell’accademia Altieri, da 39 anni punto di riferimento per chi ha deciso di specializzarsi nei vari settori dell’artigianato creativo.
A presentare il progetto il vice Sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso, assieme al garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma Capitale, Filippo Pegorari, all’assessore al Patrimonio di Roma Capitale, Lucia Funari, al provveditore regionale amministrazione penitenziaria del Lazio Maria Claudia Di Paolo, al direttore dell’Ufficio di esecuzione penale esterna di Roma e Latina, Antonella Di Spena”.