Gianni Infantino ci riprova. Il numero uno della FIFA , dopo un torneo Usa e getta macchiato dal caso Balogun e salvato, solo in parte, da un tabellone che porta a giocarsi il titolo di Campione del Mondo le prime quattro del ranking FIFA, rilancia l’idea di un mondiale a 64 squadre. Una scelta per permettere a tutti i paesi di sognare il mondale e, perché no, provare a raccogliere ulteriori consensi.
La FIFA fra calcio e politica: maggiore considerazione per l’UEFA
La FIFA, invece, non scherza affatto. Il mondiale a 64 squadre, ha già un format: sedici gironi da quattro squadre e le prime due di ciascun gruppo qualificate alla fase a eliminazione diretta. Una scelta destinata a far discutere. Il campo ha parlato: del Mondiale a 48 nazionali ha beneficiato l’AFC, ovvero l’Asia, continente che garantisce voti e sostegno a Infantino ma che sul campo ha dimostrato di non meritare 9 posti. È una questione di credibilità. Se allargamento ci sarà, dovrà dunque coinvolgere per forza di cose l’Europa e l’Africa. considerando che la sudamericana CONMEBOL (6 partecipanti su 10 componenti) porta alla fase finale del Mondiale più della metà delle proprie componenti. L’UEFA è presente con sedici squadre su 55, ma ne porta in fondo tre, occupando il 75% dei primi quattro posti. In una parola: protagonista. quanto basta per reclamare, in caso di allargamento, una fetta consistente di partecipanti in più.
Un torneo sempre più commerciale e meno sportivo

Al netto delle opportunità da concedere a chi, albo d’oro alla mano, continua a scrivere la storia del calcio, il rischio è di continuare a cavalcare l’onda commerciale a discapito del merito sportivo. Il mondiale a 48 squadre è stato un banco di prova significativo e i risultati sono stati tutt’altro che positivi: partite oggettivamente inguardabili nelle prime fasi, squilibrio evidente di forze in campo, favole sportive raccontate al massimo sino agli ottavi di finale. È mancata la sospirata sorpresa (Marocco 2022, Croazia 2018, Costa Rica 2014, Uruguay 2010) e 176mila biglietti sono rimasti invenduti mentre la politica aggressiva dei prezzi spinge all’acquisto di un tagliando a 1200 dollari e all’invenzione dell’hydration break per consentire una pausa di 3’ da riempire a suon di sponsor. E per la finale si parla di un mega intervallo stile super Bowl. Abbastanza per uccidere l’anima dello sport più popolare al mondo.
La sovraesposizione e il rischio di perdere il valore

L’eredità lasciata da questo mondiale, alla vigilia della Final Four che comunque sarà fra le più entusiasmanti e interessanti di sempre, è di una sovraesposizione che rischia di far perdere valore al calcio. Fino a un decennio fa, si giocava da maggio a settembre. Adesso non ci si ferma praticamente mai. A poche ore dal fischio finale di USA 2026, inizieranno le tournée estive, quindi entro un mese i campionati e poi le competizioni internazionali (anch’esse allargate) per club e nazionali. Fra Champions League, Mondiali per Club, Nations League, Europei, Copa America e Mondiali non c’è più una finestra libera. Tutte riempite da nuove competizioni che si traducono in maggiori ricavi e distribuzione di ma anche meno e attesa poco fascino verso uno sport che ha sempre premiato talento, passione e imprevedibilità. Piegarlo alle logiche del marketing, potrebbe snaturarlo fino a ucciderlo.

