“Ebbene si, sono due gemelli maschi, hanno due anni di età e sono stati ottenuti congelando ovociti vitrificati in una paziente affetta da carcinoma del seno”. Lo comunica, in una nota, il professor Ermanno Greco, direttore responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione dell’European Hospital di Roma.
“Abbiamo aspettato a dare la notizia – continua il professor Greco – non solo per essere sicuri sulla salute psicomotoria dei bambini ma anche perché abbiamo preferito che i nostri risultati fossero validati da una pubblicazione scientifica internazionale, prima di essere comunicati, come prevede del resto il codice etico del nostro Ordine dei Medici. I risultati del nostro studio pubblicati su Journal of Assisted Riproduction and Genetics, illustrano una tecnica speciale, particolarmente utile per i pazienti oncologici. Molti di loro infatti non possono sottoporsi a stimolazione ormonale senza rischi, in quanto affetti da tumori ormono dipendenti”.

“E’ per questo che ci siamo avvalsi di una tecnica che consente di prelevare e di congelare con vitrificazione, l’unico ovocita che la donna spontaneamente seleziona in ciascun ciclo riproduttivo – spiega Greco, che continua – Abbiamo sottoposto un gruppo di donne a diversi trattamenti di questo genere, che prevedono l’accumulo, almeno di tre ovociti. Questo consente, ed è la prima volta che viene effettuato, di poter trasferire più embrioni senza dover ricorrere a bombardamenti ormonali particolarmente deleteri per queste donne. Il trasferimento di più embrioni infatti consente di ottenere con più certezza la gravidanza”.
“Stiamo studiando infatti – racconta Greco – la possibilità di effettuare in questo particolare gruppo di pazienti una diagnosi genetica preimpianto (Pgs) al fine di essere matematicamente sicuri che l’embrione trasferito sia sano. Ciò infatti potrebbe essere particolarmente importante per quei pazienti che presentano tumori che originano in quegli organi deputati a produrre i gameti come le ovaie ed i testicoli”.
“In queste pazienti infatti – conclude Greco – sarebbe ancora più traumatico psicologicamente un aborto o dover interrompere la gravidanza per un anomalia genetica fetale”.
