La criminalità continua a picchiare duro sul tessuto economico della Capitale e della sua provincia. Un’indagine di Confcommercio rivela un quadro drammatico: un terzo delle attività commerciali ha subìto un furto con la modalità dello sfondamento di serrande e vetrine. Un fenomeno devastante che vede la metà delle imprese colpite riaffrontare il medesimo incubo per almeno due volte. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli assalti notturni ad opera di bande specializzate che impiegano auto e furgoni rubati come veri e propri arieti per scardinare saracinesche e varchi blindati.
I costi della sicurezza e la paura degli imprenditori
La percezione del rischio è ormai altissima tra gli operatori. Il report evidenzia come i furti con spaccata rappresentino il 35,9% del totale dei reati predatori ed emergano come la minaccia percepita in maggior crescita nel 2026. I dati indicano che il 33,2% dei titolari teme di essere esposto alle incursioni criminali, mentre la metà degli imprenditori teme di subire un blitz nei prossimi mesi. Per tutelarsi, l’85,1% delle aziende si avvale di una polizza assicurativa per la copertura dei danni e il 45% ha dovuto investire risorse extra in sicurezza, spendendo una media di circa 2.300 euro per installare sistemi di videosorveglianza nel 72,6% dei casi e porte blindate nel 27,7% delle strutture.
L’appello delle categorie alla politica e alle forze dell’ordine
Di fronte a questa escalation, il mondo del commercio chiede interventi immediati e sostegni concreti. Il direttore di Confcommercio Roma, Romolo Guasco, evidenzia come la tutela del territorio sia un valore collettivo che non può gravare solo sulle spalle di chi fa impresa. Risulta indispensabile potenziare la prevenzione e rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nelle strade, affiancando a queste misure incentivi economici per gli esercizi che investono in dispositivi di protezione. Rendere sicuri negozi e locali pubblici rappresenta infatti l’unico presidio efficace per garantire la vivibilità e il decoro di vie e piazze romane.
La vicepresidente di Confcommercio: “Serve più prevenzione”
“Le chiamiamo ‘spaccate’, ma dietro questa parola ci sono furti che provocano danni spesso sproporzionati rispetto al valore della refurtiva: vetrine distrutte, costose riparazioni e attività da rimettere in condizioni di lavorare. A questo si aggiungono la preoccupazione e il senso di vulnerabilità degli imprenditori. I dati della nostra indagine confermano che non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno diffuso che richiede risposte concrete“, il commento della vicepresidente di Confcommercio con delega alle Politiche della Legalità, della Sicurezza e dell’Etica d’impresa, Patrizia Di Dio.
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