Roma non la frega nessuno. Primi nonostante tutto. La capitale, con ben due riconoscimenti, si conferma in cima alla classifica in due campi. Per l’offerta culturale e come destinazione con il maggior numero di attrazioni al mondo: un risultato inatteso per la Capitale e per l’Italia. Lo annunciano i “capiscioni” di Tripadvisor dopo attenta elaborazione dei loro dati. Primi nonostante tutto quello che non funziona, anzi sopratutto in quello. Roma è cuore mente e anima dello Stivale. Qui tutto è già accaduto. Prendete i treni che non entrano nelle banchine, fattarello avvenuto in Francia di recente. Pochi lo ricorderanno, ma Roma ha avuto anni fa dei tram che (per errate stime), non furono messi in circolazione perché non giravano in curva. Troppo grandi. Guardando gli eventi scorrere seduti da un bar romano, tutto appare vecchio, accaduto, scontato, l’eterno ritorno dell’ovvio.
Capit mundi, nonostante quello che ci fa vedere quotidianamente un sito ormai divenuto un “must” nel suo genere con le foto mandate dai lettori. Nonostante i centurioni, la monnezza, i “tassinari” scontenti, la metropolitana calda e affollata di manolesta, la monnezza, gli ospedali sempre border line, il traffico, gli “zingari”, le manifestazioni, le occupazioni, il verde pubblico che va in malora, il Colosseo usato come paracarro per le automobili che sfrecciano, i custodi dei musei in numero esiguo. Nella percezione di chi proviene dall’estero rimane superiore il lato positivo.
Sicuramente nessuno ha interrogato quei turisti circa la possibilità di vivere, amare e trascorrere una vita intera a Roma. Il tempo di una vacanza, la toccata e fuga è un lasso di tempo troppo breve per esprimere un giudizio articolato. La bellezza delle opere d’arte che si incontrano visitando Roma, annienta e attosca il viaggiatore occasionale. Lo irradia del fascino di una bellezza eterna, struggente e decadente.
Il cittadino romano invece la sua città ce l’ha iscritta nel dna. Patisce, soffre, s’indegna e si indigna, protesta e non si impegna. Finisce per lasciare tutto esattamente come sta. I “pischelli” che strusciano impettiti lungo via del Corso, rituale immutabile che si tramanda da generazioni, nulla sanno delle tele di Caravaggio che dormono quiete e splendenti nelle chiese lì vicino. Eppure ne vengono irradiati. Anche i boss della Banda della Magliana, criminali da primato, andavano ad ammirarli.
Non sapevano il perché eppure sfilavano in processione, sceglievano loculi nel cuore antico della città come ultimo rifugio. Quando fu costruita la fermata della Metropolitana a Piazza di Spagna, qualcuno protestò per lo sbarco del popolo delle periferie nel salotto buono. Così non fu. Perché Roma assorbe e rielabora tutto in curioso e misterioso processo di osmosi culturale del quale nessun conosce il segreto, altrimenti ne costruirebbe una copia identica in qualche squallido sotterraneo. Invece Roma non si clona.
Ogni pietra ha una storia da raccontare. Ogni tetto, finestra e scalinata ha conosciuto i passi e gli occhi della Storia. Per rimediare a tutto quello che non funziona invece bisognerebbe cambiare i romani. Cosa difficilissima anche se non impossibile. In quello con le ultime scoperte della genetica, gli americani potrebbero essere utilissimi. Il romano, indolente e “sgamato”, quando gli mostri una ricerca simile ti ride in faccia motteggiando: “‘Sti’ stranieri ne dicheno tante. Ma quando loro giocavano co’ le pietre, noi eravamo già froci”.
Patrizio J. Macci
