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Eternit, richiesta choc: “Processo prescritto”. Tempi infiniti, la Cassazione non può giudicare

Doppio colpo del Procuratore generale, Icoviello, che chiede ai giudici di annullare la condanna a 18 anni della Corte d’Appello di Torino. E contesta il quadro accusatorio del pm Guariniello: “Giuridicamente le morti non sono contemplate nel reato contenuto nell’articolo contestato all’imputato”. L’ira dei parenti delle vittime

di Valentina Renzopaoli

Annullamento senza rinvio: questa la richiesta del Procuratore generale della Corte di Cassazione Francesco Iacovello che, dopo due ore di requisitoria, ha chiesto ai giudici di dichiarare prescritto l’intero processo Eternit e di annullare la condanna a diciotto anni per disastro ambientale e omissione dolosa della misure di sicurezza, emessa dalla Corte d’Appello di Torino il 3 giugno 2013 per l’unico imputato superstite, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Un colpo mortale per un procedimento considerato storico in tema di affermazione delle responsabilità penali per le morti di amianto. Un processo che avrebbe scritto una pagina nuova della giurisprudenza e che ora rischia di spegnersi come una bolla di sapone.
Secondo il magistrato che sostiene la pubblica accusa nel terzo e ultimo grado di giudizio, non si può celebrare un processo così tanto tempo dopo essersi consumato il presunto reato. Inoltre, secondo Iacovello è stato un errore contestare il reato di disastro perché, a suo parere, questo tipo di accusa non è sorretto dal diritto. “Giuridicamente le morti non sono contemplate nel reato contenuto nell’articolo 434, che è quello contestato all’imputato” ha spiegato nella requisitoria. Come dire che qualora il pubblico ministero Raffaele Guariniello avesse contestato il reato di omicidio, il destino del processo sarebbe potuto essere diverso.
“Ci sono momenti in cui diritto e giustizia vanno in direzioni opposte: piegare il diritto alla giustizia oggi può rispondere alla sete di giustizia di tante famiglia, ma crea un precedente che in un domani può provocare nuove ingiustizie” ha spiegato il magistrato. Soddisfatti i numerosi legali del collegio difensivo, tra cui figurano Franco Coppi, Alfonso Di Amato, Carlo Alleva e Matteo Mangia.
Increduli invece i numerosi familiari delle vittime arrivate da varie parti d’Italia che fin dal mattino si sono riunite davanti al Palazzo di piazza Cavour.
“Sono disgustata, non vedo l’ora di uscire da qui”, commentava la signora Marisa di Casale Monferrato: sua zia, sua suocera, alcuni dei suoi cugini, colleghi e amici sono morti nella cittadina devastata dalle polverini di amianto. “Se la richiesta del procuratore venisse accolta sarebbe una seconda beffa”, ha aggiunto Renato, ex lavoratore della fabbrica di Casale Monferrato, fratello di una delle oltre duemila vittime della strage silenziosa.