Amato da Fellini per il suo senso metafisico, per la sua leggerezza; e per quella “sensazione di abitare in un quadro”; il quartiere Eur rappresenta ancor oggi uno dei set prediletti per produzioni cinematografiche e fashion shooting. Del forte legame con l’Eur fu lo stesso regista a rivelarlo in Fellini e l’Eur, documentario di Luciano Emmer girato nel ’72, riproposto da Rai Cultura.
Saranno i suoi ampi spazi con i bianchi palazzi immersi nel verde, le sue architetture razionaliste, i monumenti iconici che sembrano le quinte di un set provvisorio, proprio come avrebbe dovuto essere quell’area creata per l’Esposizione Universale – E 42 – rimasta incompiuta a causa della guerra. Quel quartiere creato per celebrare la potenza del regime, dopo un periodo di damnatio memoriae, viene considerato il teatro di posa più grande che Roma possa offrire.

Quando Fellini scelse l’Eur per i suoi film
Da La dolce vita – girato nel 1960, dove il regista utilizzò come set le ampie strade e i candidi edifici oggi occupati da uffici – all’irriverente pellicola Boccaccio ’70. Il quartiere “meno romano” di Roma è diventato un set cinematografico unico al mondo. Lo definisce così Laura Delli Colli, vera autorità nel mondo del cinema, presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI), l’organismo che assegna i prestigiosi Nastri D’Argento. L’abbiamo incontrata in occasione della ottantesima edizione dei riconoscimenti che si è tenuta nei giorni scorsi al Teatro Argentina.
Intervista esclusiva
“Eur, si gira” e “Eur è Cinema“, due libri che lei ha dedicato al quartiere. Cosa l’ha più colpita dell’Eur?
Dal punto di vista cinematografico, l’ho scoperto molti anni fa’. Mi incuriosiva vedere tanti film in cui trovavo citazioni di questo luogo, spesso nascoste. Ho fatto in modo di avere a disposizione il registro nel quale i registi avevano richiesto il permesso di girare in alcune location. E ho potuto scoprire anche una parte ancora nascosta riguardo al rapporto tra cinema e Eur.

Da oltre settant’anni l’Eur è set di film italiani ed internazionali. Cosa rende questo quartiere senza tempo?
L’Eur è stato pensato come luogo della modernità. Oggi come allora, questo quartiere rappresentava una scommessa per il futuro. È stato concepito come simbolo per ripercorrere la storia di Roma in modo innovativo, addirittura immaginando che ci fosse una possibilità di rileggere il Colosseo. Il Palazzo della Civiltà Italiana, infatti, è più noto con il soprannome di Colosseo Quadrato che con il suo nome inciso nel marmo. L’Eur è un luogo che pensato per parlare di futuro vissuto come palcoscenico ideale dove esercitare una creatività nuova, quella degli architetti. Il rapporto tra razionalità e metafisica, le aree verdi ideate per creare distacco dal bianco dei marmi. Da un lato, l’attenzione verso gli asset urbani delle grandi capitali europee, dall’altro l’equilibrio tra passato e presente. Una lettura senza dubbi di regime ed è forse e proprio per questo che l’Eur ha vissuto una fase di silenzio di cui il Cinema approfittava. Un quartiere così poco immaginato dai registi di un tempo in cui era facile trovare un set. Quelle costruzioni così bianche, essenziali, luminosi poteva rappresentare uno schermo dove raccogliere immagini. Già dai tempi del cinema peplum (n.d.r. il genere cinematografico che attinge alla storia ed alla mitologia greca e romana deli anni ’50 e ’60). Roberto Rossellini scelse l’Eur per girare Roma Città Aperta; era il 1944 e il set era allestito in un’area che ancora da costruire ed ampliare.

Oggi, come allora, lo stesso scenario, ma l’effetto è differente. Quali sono gli sfondi maggiormente scelti dai registi italiani e stranieri?
Ancora oggi l’Eur è una sorta di territorio libero, ma – a differenza di anni fa’ – per le scene all’aperto si deve girare all’alba o la sera tardi. Tanti i palazzi utilizzati come location per film, più spesso per girare fiction. Per la loro struttura, vengono sedi di commissariati e di ospedali, come, ad esempio, ne La Dolce Vita (1960) i palazzi dell’Eur vengono utilizzati, soprattutto, per la serialità che fa lavorare molto il cinema medio. Ritroviamo l’Eur nel film La notte (1961) di Michelangelo Antonioni e nel film romantico Manuale d’Amore (2005) di Giovanni Veronesi. L’iconografia dell’Eur la ritroviamo nella commedia di Blake Edwards – La pantera rosa – e in Titus (1999) diretto da Julie Taymur: qui la regista statunitense voleva raccontare la storia di un dittatore dell’antica Roma: il premio Oscar Dante Ferretti la convinse a trasformare il Palazzo della Civiltà Italiana in Colosseo modermo per richiamare la Roma Imperiale.
Film italiani che hanno portato il cinema italiano nel mondo
Il quartiere ottiene un risveglio internazionale nei film di Bernardo Bertolucci e di Vittorio De Sica. Riconosciamo l’Eur ne Il sorpasso (1962) e ne I Mostri (1963), entrambi diretti da Dino Risi e prodotti da Cecchi Gori. Lo ritroviamo ne Il boom (1963) di Alberto Sordi. Ed ancora nel film di Franco Zeffirelli Un tè con Mussolini (1999) – girato tra Roma e San Gimignano, fino a La vita è bella di Roberto Benigni.

Anche film cult italiani?
Un cult molto popolare girato all’Eur diretto Febbre da cavallo 2 – La Mandrakata (2002) diretto da Carlo Vanzina, con uno straordinario Gigi Proietti. Il ritorno dei personaggi protagonisti di un cinema molto popolare come il Pomata e i tre cavalli brocchi Soldatino, King e D’Artagnan ha riportato sullo schermo gli eroi della più popolare stangata all’italiana, con un Gigi Proietti straordinario.
Sono stati girati all’Eur anche tanti i film meno conosciuti?
Tra i film d’autore meno popolari, mi viene in mente Il siero delle vanità, film horror del 2004 di Alex Infascelli. E, poi, ci sono le serie televisive come Distretto di Polizia cui si possono vedere interni di palazzi girati all’Eur, serie che hanno influenzato anche Tarantino.

C’è una scena che consacra cinematograficamente il quartiere?
Sicuramente Boccaccio ’70 di Federico Fellini in cui campeggia il Palazzo della Civiltà Italiana – che i romani, per facilità, chiamano Colosseo Quadrato. E’ nell’episodio Le tentazioni del dottor Antonio, con Peppino De Filippo e Anita Ekberg che l’Eur è sia sfondo che protagonista. Il protagonista è ossessionato dall’immagine di una donna gigantesca che lo insegue tra le strutture razionaliste.
Si è appena conclusa l’ottantesima edizione dei Nastri d’Argento; vi sono film girati all’EUR che negli anni hanno vinto il prestigioso riconoscimento?
Tantissime le candidature ed riconoscimenti Nastri d’Argento. Tra i film, mi viene in mente La Notte di Michelangelo Antonioni in cui si vedono cari set nell’Eur. Il film è stato restaurato in occasione dell’edizione del 2025 del Festival del Cinema di Venezia dedicata a Marcello Mastroinanni. Nel film è coprotagonista, Monica Vitti nei panni di una ragazza che entra nella vita di scrittore in crisi matrimoniale. In questo filma è l’unica unica volta in cui la vediamo con parrucca nere e taglio ani 60.

